Pints, come faremo senza?

Pints: 

Molto spesso ci si chiede come mai le tribune negli stadi del calcio inglese si affollino molto molto tardi, con la massima capienza raggiunta solamente a pochi minuti dal fischio d’inizio dell’arbitro. La risposta è molto facile: fino a pochi minuti dal fischio d’inizio, alle tribune si preferisce il bancone di un pub antistante lo stadio, dove poter caricarsi per bene prima della partita, il momento comunque più importante del sabato pomeriggio di una persona media inglese. Molto spesso però, se si è in trasferta, prima ancora delle Pinte, si comincia a bere con le Cans, ossia le lattine, che vengono consumate in brevissimo tempo durante il tragitto tra la propria città e lo stadio avversario, per poi continuare a bere dietro i banconi di un pub che spesso sono designati per evitare di avere tifosi di squadre avversarie nella stessa struttura.  Il mezzo litro di birra è dunque un’istituzione, un rito pagano che serve per inoltrarsi al meglio prima della partita delle tre del pomeriggio,e che al termine della stessa ricomincia fino a tarda serata. 58572-beer1

Il binomio tra calcio e birra però non solo si limita al consumo della stessa da parte della gente, ma molto spesso il legame tra le local breweries, ossia i birrifici locali, e le società di calcio sono molto forti. A fine anni ‘800 infatti club come Aston Villa, Liverpool e West Bromwich Albion erano tutti ampiamente finanziati da dei birrifici della loro zona, che iniziavano a capire come il calcio potesse avere un potenziale enorme: e infatti nell’ultima decade dell’800 il calcio vivrà un vero boom, diventando ufficialmente da sport nobiliare a sport popolare, e soprattutto uno sport da esportazione con squadre di football che inizieranno a sorgere come funghi ovunque nel territorio Europeo. Nel 1902 il Newton Heath, una delle squadre di Manchester, si trovava in grande difficoltà economica, con un debito di 242£ (all’epoca molti soldi) che aveva portato il club addirittura ad un passo da dover ritirarsi a campionato in corso rischiando il fallimento.  Fu necessario l’intervento di John Henry Davies, proprietario della Walker and Homfray Brewery (un birrificio locale), che assieme ad altri tre soci riuscirono con una spesa di 2.200£ a comprare e salvare il club. Fu lo stesso John Davies che prese l’iniziativa di cambiare il nome del club, da Newton Heath ad un Manchester United che ormai stava a significare come il club rappresentasse tutta la città di Manchester e non solo un quartiere della stessa.  Cambiarono anche i colori del club, che da gialloverde divenne biancorosso, sancendo ufficialmente la nascita della leggenda dei Red Devils. Anche il Liverpool Football Club deve molto ad un proprietario di un birrificio. John Houlding, l’uomo che si staccherà dall’Everton per fondare appunto il Liverpool. E anche il mitico Anfield, quello che diventerà lo stadio leggendario dei Reds, è legato a doppio filo ad un birraio: lo stesso Houlding infatti comprò il terreno da John Orrell, anche lui proprietario di una piccola Brewery nella zona di Everton.

Pies 014Passando ad anni più moderni, vediamo come la birra continua ad essere un’istituzione: a Burton, nel 1950, quando venne fondata una nuova squadra, il Burton Albion, il nickname che venne scelto fu quello di Brewers, ossia i Birrai: Burton infatti è stata per molti anni considerata la capitale mondiale della produzione della Birra, con oltre 50 birrifici in attività a fine anni ‘800 in una città all’epoca di nemmeno 20mila abitanti. Sempre in quell’epoca, il 25% della produzione della birra nel Regno Unito veniva dalla cittadina di Burton, ma gli stessi birrifici erano più impegnati a sponsorizzare il cricket, da sempre sport più popolare della città, che il calcio. Sempre dalla città di Burton invece si deve la creazione del Bovril, ossia quell’estratto di carne che spesso viene diluito con latte o acqua oppure spalmato sul pane, anch’esso divenuto molto popolare nei campi di calcio Britannici (soprattutto in Scozia). E’ quasi una bestemmia che attualmente i principali investitori nel Burton sia la versione UK di Pirelli, che ha sede appunto della città della birra, Burton. Uno degli accostamenti più romantici invece della storia del calcio Inglese, qua siamo alla fine degli anni ’90, è quello tra Alan Shearer, il Newcastle United e di riflesso la Newcastle Brown Ale. La Newcastle è da sempre una vera istituzione nel nord dell’Inghilterra, fondata da Jim Porter nel 1927 e divenuta negli anni ’70 uno dei birrifici più popolari grazie anche alla fusione con la Scottish Brewery. Tra le tante birre fondate la Newcastle Brown Ale, che diventerà sponsor del Newcastle United, diventando una delle maglie iconiche di quel periodo del calcio Inglese. Alan Shearer diventerà una leggenda del calcio Inglese dei Magpies, al punto che lo stesso birrificio dedicherà, per la prima e ultima volta nella sua storia, una birra in edizione limitata raffigurante la faccia di Shearer, al posto della stella tipica della birra, per celebrare il suo record di goal realizzata con la maglia bianconera.  C’è chi invece ha deciso di rinunciare a quella che avrebbe potuto diventare una delle carriere più luminose della storia del calcio Inglese, sempre a fine anni ’90, perché ha preferito rimanere tra i pub di Southampton, assieme alla sua gente: trattasi del mitico Matt le Tissier, nativo dell’isola di Guernsey ma divenuto leggenda con la maglia biancorossa dei Saints. Uno che di certo, guardando anche il suo fisico, non ha mai rinunciato a qualche sana pinta di birra, ma che quando giocava faceva sognare tutti coloro che lo guardavano.

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L’importanza della birra nel calcio Inglese si può evincere anche dall’analisi delle sponsorizzazioni nel calcio: Carling, birrificio per altro Canadese di fondazione ma birra iper popolare nel Regno Unito, è stato il primo sponsor della Premier League, e per altro in grado di unire Celtic e Rangers diventando sponsor di entrambe le squadre negli anni 2000. Budweiser, Americana, è stata sponsor della FA Cup, cosi come Worthington, Birrificio della “nostra” Burton, è stata sponsor della Coppa di Lega per tanti anni. Il tutto a significare come negli anni moderni il binomio birra e calcio sia più forte che mai, anche se purtroppo, a testimonianza di come il calcio inglese sia diventato un fenomeno globale, birre da tutto il mondo ambiscono a mettere il loro nome sulle competizioni e sulle divise da gioco delle squadre Inglesi.

Ma quanto costa una pinta fuori e dentro lo stadio? Ovviamente dipende molto da in che contea ci si trovi e soprattutto in che stadio ci si trova. In media, Londra è ovviamente la città più cara, dove si spende in media 3,60£ per una pinta. La contea invece dove costa di meno è lo Staffordshire, a 2,95£ la contea di Burton dove si trova, come abbiamo visto, il maggior numero di Birrifici del paese. Dentro uno stadio, in Premier League la possibilità di bere una pinta sul bicchiere di vetro è pura utopia, mentre negli stadi di Non League la possibilità è ancora concreta, visto la presenza di una club house direttamente sotto la tribuna centrale. All’Emirates Stadium una pinta (su bicchiere di plastica) viene 4,30£, mentre sono più fortunati i tifosi del Liverpool (3,30£) e del Manchester City (3,40£). Attorno alle 4 sterline invece il prezzo a White Hart Lane, Stamford Bridge ed Old Trafford, a testimonianza di come una pinta all’interno di uno stadio sia si cara ma comunque non a prezzi esorbitanti. Per altro negli stadi di Calcio il prezzo medio è inferiore rispetto agli altri sport tradizionali di squadra britannici, ossia il rugby e il cricket. Va meglio invece nelle categorie minori e in Non League, dove si possono trovare pints (su bicchiere di vetro!) a 2,50£, spesso frutto di convenzioni con birrifici locali che non perdono l’occasione di mostrare il proprio marchio negli stadi delle realtà locali.

Calcio e Birra, un’accoppiata vincente, fatta di storie memorabili, di personaggi unici: un vero patrimonio…

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