Villa Park, la casa del Football

“Vogliate avere la gentilezza di rimuovere per me quel covone di fieno dal nostro verde campo da giuoco. Ve ne sarei molto grato, signore”

“Sarà fatto senz’altro, non deve avere di che preoccuparsi. Il tempo che i giuocatori si cambino nel retrobottega e lo faranno essi stessi”

“Molto bene. Me ne compiaccio”

Accadeva tutte le volte, a Perry Barr era normale amministrazione. Un campo da gioco (in discesa) che quando non era calcato dagli scarponi dei footballers ospitava i covoni di fieno raccolto nei terreni circostanti. Aveva anche dimensioni più che dignitose per quei tempi, la seconda metà dell’Ottocento: una bella tribuna centrale e due padiglioni su altri due lati che potevano contenere un massimo di 27 mila anime. E non aveva gli spogliatoi, cosa altrettanto normale a quei tempi: i giocatori si cambiavano nella bottega di un fabbro che lavorava lì vicino.

397418_249065708559862_851277865_nEra un bel campo, che già aveva ospitato partite di un certo livello tra le semifinali di FA Cup e gli incontri dei British Home Championships.

E allora perché cambiare? L’anima spartana dello stadio era in fin dei conti superabile, ma non si poteva fare lo stesso discorso per la rata d’affitto. Iniziano quindi le trattative per il nuovo terreno, un velodromo costruito sul letto di un piccolo lago artificiale prosciugato nel 1889. Dopo due anni ci si accorda per una concessione di 21 anni, a 300 sterline annue, con possibilità di acquisto in un qualsiasi momento. È il 1896. I dirigenti del club si mettono subito all’opera per approntare il nuovo stadio.

Qual è la prima cosa fondamentale da costruire in un nuovo stadio? il campo? Le tribune? Gli spogliatoi? Forse per noi si, ma non per la dirigenza dei Lions: la prima struttura a vedere la luce all’Aston Lower Grounds è un nuovo velodromo in cemento.

Attorno ad esso prendono posto la Main Stand su Witton Lane e poco dopo le curve vengono corredate di terraces, così che il 17 Aprile 1897, mesi in anticipo rispetto ai piani, il campo viene ufficialmente inaugurato; a far da testimoni all’evento ci sono i Rovers di Blackburn, per la cronaca gioiosamente sconfitti 3-0. Altrettanto gioiosamente la squadra pochi giorni dopo completa il Double, vincendo campionato e FA Cup.

10446294_603868733079556_478776428202378248_oGrazie ai successi sul campo durante la prima stagione ai Lower Grounds la media spettatori si attesta sulla ragguardevole quota di 21 mila, e già nei primissimi anni di vita il campo inizia a ospitare partite internazionali: l’8 Aprile 1899 i Tre Leoni giocano contro la Scozia in un incontro valido per i British Home Championships e vincono per due reti a uno davanti a 22 mila tifosi. L’evento, oltra al risultato in sé, verrà ricordato per un altro motivo: nel 2005 Inghilterra e Olanda si sfidano in amichevole, rendendo il Villa Park il primo stadio inglese a ospitare partite internazionali in tre secoli diversi. In mezzo, le gare dei mondiali 1966 e quelle di Euro ’96. Templi del football come Wembley e Old Trafford non possono (ancora) fregiarsi di tale onore.

Negli anni immediatamente successivi, grazie anche alle già citate notevoli affluenze, il club decide di rimettere mano al Villa Park affidandosi a Frederik Rinder, direttore della squadra. Il piano d’attacco era diviso in due fasi. Nella prima l’obiettivo era acquistare la proprietà dell’impianto (al costo di 8250 sterline), ampliare la copertura della Trinity Road Stand e rimodellare le tribune laterali, giudicate troppo poco pendenti. Tutto questo venne felicemente portato a termine nei primi anni del Novecento. La seconda fase prevedeva tra le altre cose la rimozione del velodromo e l’adozione della forma squadrata. È il seme da cui nascerà la Holte Hotel End, una delle tribune più famose della storia calcistica europea. Addirittura il piano originale era di uno stadio capace di contenere tra le 104 e le 130 mila persone, una folla oceanica che avrebbe potuto tranquillamente reggere il confronto con Hampden, Parkhead e Ibrox, al tempo i tre stadi più grandi del mondo.

Ma con macabro tempismo scoppiò la Prima Guerra Mondiale, e le sue ripercussioni economiche posero fine al progetto.

11154759_657376997728729_5923732598296329091_oÈ solo nel 1922 che i costi si riducono in maniera tale da poter sostenere la costruzione della nuova Trinity Road Stand, progettata da Archibald Leitch in collaborazione con Rinder. Due anni dopo l’inaugurazione ufficiale è presenziata dal Duca di York, futuro Re Giorgio VI, che resta profondamente colpito dal lavoro e confessa a Rinder: “Non avevo idea che potesse esistere un campo da gioco così finemente equipaggiato e dedicato al football”. In effetti la nuova tribuna è un gioiello tecnologico, artistico e architettonico: vetrate colorate, mosaici italiani, rifiniture dorate e finemente lavorate, timpani olandesi e un’enorme scalinata. Ma la qualità si paga, e quando si scoprì che il capolavoro di Leitch era costato 89 mila sterline la folla chiese e ottenne la testa di Rinder.

Il grandioso progetto rimase quindi incompiuto fino al 1936, quando la dirigenza del club (al tempo militante in Seconda Divisione), richiama l’ormai 78enne Rinder. I lavori ricominciano, ma di nuovo subiscono un arresto a causa della morte dei due principali artefici nel 1938. Il figlio di Archibald, Leitch jr, se ne assume l’incarico e inizia l’ampliamento della Holte End ma nel 1939 scoppia la Seconda Guerra Mondiale.

Inspiegabilmente, l’unico impianto sportivo britannico a cui viene concesso il permesso di continuare l’attività è proprio il Villa Park e così nel 1940 la Holte End è finalmente terminata. Per non farsi mancare niente, pochi mesi dopo lo stadio è adibito a scopi militari e di conseguenza diventa obiettivo strategico della Luftwaffe, che lo bombarda causando 20 mila sterline di danni alla Witton Lane Stand, che resterà danneggiata fino al 1954. Ciò non scoraggia i tifosi dei Lions, che nel frattempo nel 1946 fanno registrare il record di affluenza a quota 76588 in una partita contro il Derby County.

Nel 1958 lo stadio si dota di un impianto di illuminazione, inaugurato in amichevole contro i Jambos di Edimburgo. Sono riflettori normalissimi nella loro funzione, ma particolari nella forma: le lampade infatti sono disposte in modo tale da formare le lettere A e V, esempio che troverà un certo seguito negli stadi albionici. Quattro anni dopo la Holte End viene dotata di una copertura costata 40 mila sterline. Nel 1963 l’ultimo lascito del progetto del 1897, la Witton Lane Stand, viene demolito per far posto a una nuova tribuna dalla copertura squadrata con soli posti a sedere, condizione sine qua non imposta dalla FIFA in cambio della partecipazione ai Mondiali del 1966 come stadio ospitante.

1896799_441584412641323_94643670_nPoi, nel 1968, irrompe sulla scena la figura di Doug Ellis che dà subito il via a diversi lavori all’impianto, tra i quali il più consistente è la demolizione della vecchia Witton Stand nel 1976 che viene sostituita dalla modernissima North Stand, caratterizzata dall’enorme acronimo disegnato sui seggiolini. Tanto per cambiare, i lavori fanno sprofondare il club nei debiti.

Poi arriva Hillsborough, tragedia evitabile che si abbatte con una potenza immane sull’impiantistica sportiva britannica e stavolta Villa Park non fa eccezione. Gli anni Novanta sono una lunga rincorsa ai nuovi standard di sicurezza richiesti, ma non sempre i lavori vengono fatti con la dovuta intelligenza: il punto più basso si ha nel 1990, quando il tetto della Holte End viene ampliato per poter offrire copertura a tutti i futuri posti a sedere. Poi però si scopre che la semplice aggiunta dei seggiolini sulle gradinate è antieconomica e così si opta per la demolizione, iniziata nella Primavera del 1994. Nel dicembre successivo la nuova Holte End all-seater viene inaugurata, rendendo il Villa Park capace di ospitare 40310 spettatori.

Nel 1999 il Villa Park è teatro dell’ultima finale di Coppa delle Coppe e vede prevalere la Lazio sul Maiorca per 2-1. Quella sera va in pensione non solo una competizione storica e affascinante, ma anche il Villa Park nella sua miglior configurazione.

L’arrivo del nuovo millennio porta con sé l’evidenza del fatto che non c’è più spazio per la memoria del proprio passato e per il mantenimento dell’eredità storica ricevuta: alla fine della stagione 1999-2000 le ruspe iniziano a marciare sulla Trinity Road Stand, il capolavoro di Rinder e Leitch. La decisione incontra grandi proteste all’interno della tifoseria, in quanto la tribuna era comunemente reputata come edificio storico e quindi classificato, anche se il riconoscimento ufficiale non le venne mai attribuito. Si perde così uno dei più fulgidi esempi di architettura in ambito sportivo. Simon Inglis, il massimo esperto di stadi britannici, alla fine di quella partita d’addio contro il Manchester United, afferma: “After today, Villa Park, and the landscape of English football, will never be the same again.” Certo, la nuova tribuna è enorme e maestosa, ma lo è in maniera forse distaccata. Pragmatica. È costruita su tre livelli ed è così grossa che ingloba l’omonima strada sottostante. Bellissima, per carità, ma rigida. Ce n’era proprio bisogno? Forse no, anche se d’altra parte è pur vero che l’anima non è stata stravolta, cosa non scontata di questi tempi.

Sognando un ipotetico e forse utopico ampliamento a 50 mila posti a sedere, Villa Park resta uno degli impianti di top flight con maggiore carattere e storia, forte dei suoi 118 anni di vita.

E pensare che all’inizio era solo un laghetto prosciugato.

 

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