Paul Gascoigne e la cocaina. Un connubio letale

Che Paul Gascoigne da quando ha smesso con il calcio giocato (ed anche prima) ne facesse poche di giuste, lo si sapeva. Che avesse diversi problemi con alcool e droga si sapeva. Ma che arrivasse ad aiutare un killer probabilmente no. Andiamo nello specifico.

Raoul-MoatE’ il 2010 e Raoul Moat, un pregiudicato di 37 anni, spara alla ex fidanzata ed al fidanzato di lei perché nona aveva accettato che la ragazza, di 15 anni più giovane, lo avesse lasciato. Lei si salva ma il ragazzo muore. A quel punto parte un inseguimento con la polizia che dura per 8 giorni. Moat riusciva sempre a scappare fino a quando non fu braccato in un condominio e circondato dalle forze speciali di polizia. Ecco che, a questo punto, entra in scena Gascoigne.

“Ero distrutto, bevevo whisky e tiravo cocaina come poche volte ho fatto nella mia vita. Ad un ceto punto accendo la tv e vedo le immagini live dell’inseguimento a Raoul e siccome lo conoscevo, da quando era un bambino, pensai che dovevo aiutarlo in qualche modo. Mentre tiravo l’ennesima striscia (saranno state 14 strisce in tutto), ecco l’illuminazione: decisi di portargli del pollo, della birra e delle canne da pesca. Andare a pescare mi aveva aiutato tanto in passato, e pensai che avrebbe fatto bene anche a lui. Scesi in strada e fermai il primo taxi che mi si parò davanti. Quando dissi al tassista di portarmi sul posto in cui Raoul era assediato, cominciò a tremare. Arrivati li la polizia mi disse di andare via. Ero disperato: il pollo stava diventando freddo. Al mattino seguente, mi svegliai e vidi che avevo qualcosa come 250 chiamate perse sul cellulare: non ricordavo nulla, eppure sapevo che dovevo aver combinato qualcosa di grosso”.

Da pelle d’oca. Ma come ci ha abituato, Gazza non è ai stato banale.

PAY-Paul-MAIN

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