Ibrox, la casa dei conservatori di Glasgow

E se vi dicessi che di Ibrox ne sono esistiti tre? Se vi dicessi che Ibrox è storicamente uno dei peggiori impianti per guardare una partita? E se, per finire, fosse anche uno dei più sfigati? Molti di voi storcerebbero il naso: come fa un impianto inserito nella categoria UEFA Elite, il massimo riconoscimento possibile, a essere il peggior stadio scozzese? Per non parlare della favola dei tre Ibrox.
Ma dai.
Eppure è andata così.

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Immaginiamo di trovarci su Copland Road, nel quartiere di Govan, nella città di Glasgow, nei minuti di recupero dell’Ottocento. Camminando verso sud, pressappoco lo stesso tragitto che oggi si compie dalla stazione della metro allo stadio, ci saremmo trovati la strada sbarrata da un piccolo impianto, il primo Ibrox Park. Erano anni nei quali non si era ancora del tutto sicuri che il football fosse davvero “the beautiful game” e molte altre discipline trovavano ancora larghi consensi nella popolazione, facendo si che gli stadi fossero multiuso; Ibrox non faceva eccezione. Pianta ovale quindi, per fare spazio alla pista che circondava il campo. Attorno ad essa c’era spazio per 15mila spettatori, dei quali circa 1200 contenuti nella Main Stand. L’esordio dei Rangers al primo Ibrox fu contro il meglio del meglio del calcio britannico e, per proprietà transitiva, mondiale: il Preston North End. Il 20 Agosto 1887 diciottomila persone si ammassano fino ai bordi del campo, per poi invadere e far sospendere la partita sul punteggio di 1-8 per gli ospiti. Le occasioni per mostrare di che pasta sono fatti i fedeli alla Regina non mancheranno. Per esempio, dodici anni più tardi, i Rangers concluderanno la stagione da imbattuti, ma non solo. Imbattuti con un record di vittorie del 100%: 18 vittorie, 36 punti, 79 gol fatti, 18 subiti, con risultati da capogiro anche per l’epoca. Per esempio, il 10-0 casalingo rifilato all’Hibernian è tuttora la sconfitta più pesante della storia degli Hibs. È il 1899, si conclude in trionfo l’ultima stagione completa al primo Ibrox.

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Il club nel frattempo si sta organizzando in maniera sempre più professionale, e cambiando ragione legale diventa una Limited Company aprendosi la possibilità di autofinanziare la costruzione del nuovo stadio. Arriviamo quindi al secondo dei tre, l’Ibrox Park, di gran lunga il più sfortunato, ma non per questo meno affascinante. Costruito dall’altra parte della strada sul sito di quello attuale, mantiene la pianta ovale ma ha in più una maggior capienza, una seconda tribuna sul rettilineo e un grande pavillion a lato della Main Stand, quest’ultima capace di quasi cinquemila anime.

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Il 30 Dicembre 1899 quarantamila spettatori si ammassano sulle tribune di legno per sperare che l’esordio sia un po’ più felice del precedente. Stavolta va meglio: 3-1 all’Hearts in una gara valida per l’Inter City League. Sull’onda dell’entusiasmo lo stadio viene rapidamente ampliato al ragguardevole costo di £20000 con enormi strutture di legno facendo aumentare la capienza fino a 70mila. Ma la cosa fa sollevare qualche preoccupazione, rimaste stupidamente inascoltate: nel Marzo del 1902 il Supervisore del borgo di Govan ispeziona lo stadio e lo giudica a norma; neanche un mese dopo il peso di più di 68mila persone accorse per la sfida contro l’Inghilterra fa crollare una delle due curve. 125 persone precipitano nei quindici metri sottostanti, 25 di esse trovano la morte. Nel panico generato dal crollo altre 517 persone vengono ferite: è il primo disastro dell’Ibrox. Il club decide di rimuovere tutte le strutture in legno e di incaricare l’onnipresente Archibald Leitch di progettare uno stadio sicuro. Un anno dopo l’archistar consegna ai Rangers un impianto completamente nuovo, dove il fragile legno è stato sostituito da solida terra, capace di 63mila persone.

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Così facendo la città di Glasgow può vantarsi di Ibrox Park, Hampden Park e Celtic Park, all’epoca i tre stadi di calcio più grandi del mondo, fatto impensabile ai giorni nostri. Nel 1917 lo stadio riceve l’onore di una visita del Re Giorgio V, che vuole rendere omaggio a tutti quei tifosi e giocatori caduti nella Prima Guerra Mondiale. Nel 1928 invece, per festeggiare il double, Leitch viene nuovamente ingaggiato per rifare la Main Stand. La nuova tribuna è un classico esempio dello stile del suo ideatore: larghissimo uso di mattoni rossi e balconata con intarsi incrociati, in questi caso bianchi e blu. Ancora oggi essa si mostra in tutto il suo rinnovato splendore, essendo stata dichiarata monumento nazionale nel 1987.

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A questo punto, seguendo l’ordine cronologico degli eventi, dobbiamo aprire una piccola parentesi cinematografica: nel 1938 il Re Giorgio VI si recò ad Ibrox per inaugurare l’Empire Exhibition e in quel contesto tenne un discorso; nel 2010 quello stesso intervento è stato ripreso da David Seidler che ne ha fatto da base per l’ottimo film “Il Discorso Del Re”. Tornando a noi, nel 1939 Ibrox registra il proprio record di affluenza, record tuttora imbattuto per quanto riguarda i campionati britannici: 118567 persone si riversano nelle immense terraces per un Old Firm vinto 2-1. Gli organi competenti limiteranno, o almeno cercheranno di farlo, la capienza intorno alle 80mila unità per i decenni successivi, nei quali Ibrox resta sostanzialmente immutato.

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Ma il tributo di sangue richiesto alla tifoseria non si è esaurito nel 1902: gli anni ’60 sono anni disgraziati, nei quali gli incidenti dovuti alla scarsa sicurezza sono all’ordine del giorno. Nel 1961 due tifosi muoiono per il crollo di una barriera di una scala d’accesso, nel 1967 e 1969 altre persone rimangono ferite. Nello stesso periodo, nel giro di sette mesi, lo stadio viene colpito da ben due incendi; ma ancora non è abbastanza: arriviamo al 2 Gennaio 1971, ennesimo Old Firm della storia della città, di sicuro il più triste. A pochi minuti dalla fine gli ospiti passano in vantaggio e i tifosi di casa iniziano a sfollare, quando i Rangers riescono a pareggiare. Contemporaneamente, sulla Stairway 13, qualcuno, forse un ragazzino portato dal padre sulle spalle, cade in avanti provocando una reazione a catena. È una carneficina. Si contano 66 morti per asfissia da compressione e più di duecento feriti. Per crudele gioco del destino, la Stairway 13 è la stessa scalinata sulla quale perirono i due tifosi dieci anni prima.

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È la più grave tragedia della storia britannica, purtroppo poi superata dai fatti di Hillsborough e allo stesso tempo segna la fine di Ibrox Park, il secondo Ibrox. Per cercare di porre un rimedio e limitare l’afflusso di folle oceaniche il governo nel 1975 pubblica il Safety of Sports Grounds Act, che lima la capienza massima a quota 65mila e ha come conseguenza l’installazione di diecimila panche sulle terraces della North Stand, ma nonostante ciò lo stadio dei Rangers resta il meno sicuro di tutta la Scozia. Nel frattempo il manager Willie Waddel si era recato in Germania in occasione dei Mondiali del 1974 ed era rimasto folgorato dal neonato Westfalenstadion di Dortmund. Per migliorare era imperativo seguire il modello tedesco (affermazione che a qualcuno suonerà stranamente familiare). Il nuovo Ibrox sarebbe stato il figlioccio del gioiello della Vestfalia. Si opta quindi per un progetto drastico ed economicamente molto impegnativo che viene presentato nel 1977 e prende il via l’anno successivo. La East Terrace viene demolita per far posto alla Copland Road Stand, capace di 7500 posti tutti a sedere. L’anno dopo vede la luce la tribuna gemella dall’altro lato del campo, e infine il progetto si chiude nel 1981 con la nuova Govan Stand in grado di contenere più di 10mila tifosi.

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Nasce così il terzo Ibrox, che viene inaugurato con un Old Firm nel Settembre del 1981, anche se il cambio di nome avverà solo nel 1997. I costi però sono lievitati fino a sforare il tetto dei dieci milioni di sterline, gettando il club in serie difficoltà economiche. Difficoltà economiche che verranno completamente superate solo con l’arrivo degli anni ’90, quando il numero di abbonati tocca e supera quota 30mila unità. Nello stesso periodo la Main Stand è oggetto di un consistente lavoro di rinnovamento: nel 1991 viene inaugurato il Club Deck, il terzo livello della tribuna con annessa nuova copertura, e nel 1994 viene eliminato l’ultimo settore inpiedi dell’impianto. Per l’occasione i seggiolini multicolor vengono tutti ricolorati di blu. Addirittura nel 1995 Ibrox si propone come sede per la finale di Coppa delle Coppe del 1996, ma perde la corsa perché nello stesso periodo Glasgow avrebbe ospitato una convention a causa della quale ci sarebbero state troppe poche camere d’albergo disponibili. Come detto, nel 1997 una volta collegate le tre nuove tribune viene anche cambiato il nome, che diventa Ibrox Stadium e apre un nuovo capitolo di storia per lo stadio e per il club. Storia per ora difficile e turbolenta, in quanto nel 2012 il club fallisce e lo stadio viene venduto, ma il grande cuore blu continua a battere e lottare.
Ready.

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