Portsmouth v Bournemouth: il derby del Sud nel weekend di FA Cup

L'FA Cup conquistata dal Portsmouth

La sfida più affascinante tra le sedici del quarto turno di FA Cup è senza ombra di dubbio quella tra Portsmouth e Bournemouth. Un derby del Sud dell’Inghilterra, anche se tra le due squadre di fatto non esiste rivalità, visto i soli 20 precedenti nella storia, che negli ultimi dieci anni hanno vissuto storie tanto simili ma con lieti fini diversi: il Bournemouth è passato in pochi anni da una League 2 in amministrazione controllata fino al paradiso della Premier League, mentre il Portsmouth è passato in soli 6 anni dalla vittoria in FA Cup al fallimento evitato solo dal cuore enorme dei propri tifosi, che hanno preso in mano la situazione e che adesso stanno cercando di ripartire, seppur da una categoria come la League 2, decisamente troppo umiliante per una società di questo calibro.

Il 17 Maggio 2008 è sicuramente la giornata più bella della storia recente del Portsmouth FC: 69 anni dopo infatti la squadra guidata da Harry Redknapp alza al cielo di Wembley la FA Cup, al termine di una finale molto particolare contro il Cardiff City, squadra di Championship. Una squadra formidabile quella dei Pompey, con David James in porta, Sol Campbell e Glen Johnson in difesa, Niko Kranjcar e Sulley Muntari a centrocampo e Nwanku Kanu, mitico centravanti Nigeriano che segnò il goal in quella partita. Parallelamente, negli stessi giorni a Bournemouth si vive un incubo: il club infatti entra in amministrazione controllata, con 4 Milioni di sterline di debiti, e con i 10 punti di penalizzazione come conseguenza viene retrocessa in League 2, nonostante 16 punti nelle ultime 6 giornate.

L'FA Cup conquistata dal Portsmouth
L’FA Cup conquistata dal Portsmouth

Una mazzata per le Cherries, che nella stagione successiva si trovarono alla partenza della League 2 con 17 punti di penalità in quanto ancora sotto amministrazione controllata e senza garanzie di avere sufficienti fondi per completare la stagione. Il Portsmouth, invece, si preparava al suo esordio assoluto in Coppa Uefa, con il passaggio del turno contro il Vitoria Guimaraes ai supplementari ed un girone con Sporting Braga, Wolfsburg, Herenveen e Milan. E la sfida di giovedi sera in un Fratton Park stracolmo contro il Milan è sicuramente il ricordo più dolce di quella cavalcata Europea, una notte che sembrava magica con i goal di Kaboul e Kanu e invece in parte rovinata dalla classe di Ronaldinho e dalla scaltrezza di Pippo Inzaghi allo scadere. Il Portsmouth uscirà in quel girone e chiuderà il campionato con una salvezza tranquilla. Il Bournemouth invece riusci a compiere, nonostante una situazione societaria ancora precaria, la più classica delle Great Escape, battendo per 2-1 in casa alla penultima giornata il Grimsby Town grazie ad una doppietta della leggenda Fletcher. Ma le attenzioni e gran parte del merito vennero date ad Eddie Howe, che a soli 31 anni venne nominato in corsa manager della squadra e che fu il vero e proprio artefice della salvezza della squadra. Ne sentiremo riparlare di questo nome.

Nella stagione successiva le Cherries riescono finalmente ad ottenere stabilità economica, grazie all’ingresso in società di un consorzio guidato da Jeff Mostyn, uomo che diventerà fondamentale nelle sorti recenti del club rossonero. Infatti al primo tentativo la stagione successiva verranno promossi in League One, dove resterà per tre stagioni: dopo quella promozione Eddie Howe ottenne la chiamata del Burnley, ma le cose non andarono bene al punto che tornò al Bournemouth in corsa nella stagione 2012-13 per guidare la squadra dai bassifondi della classifica in League One fino ad una clamorosa promozione in Championship. Dopo una stagione di consolidamento nella seconda serie del calcio Inglese, i Cherries finalmente ottennero la terra promessa della Premier League, con un campionato dominato che permise al club di vincere il titolo e di ottenere la promozione nel massimo campionato Inglese, dove finora nonostante mezzi economici e tecnici di certo non comparabili con la maggioranza degli altri club sta viaggiando con qualche punto di vantaggio sulla zona retrocessione.

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Parallelamente a questa incredibile scalata, dalle parti di Portsmouth si vive un vero e proprio dramma: la stagione 2009/10 è infatti quella dell’ingresso in amministrazione controllata, di ben quattro passaggi di proprietà con personaggi più o meno loschi che si aggirarono dalle parti di Fratton Park con intenzioni ben poco chiare, ma soprattutto quella della retrocessione in Championship. Nella stagione successiva il Portsmouth esce dall’amministrazione controllata, e riesce ad ottenere una posizione di metà classifica in campionato. Ma quando le cose sembrarono essere sistemate, ecco il patatrac, con l’arresto del proprietario Russo Antonov, il nuovo ingresso in amministrazione controllata con conseguente penalizzazione, la retrocessione in League One con un debito record di 58 milioni di sterline. Una stagione ancor più drammatica fu quella seguente, dove però finalmente si iniziò a muovere il popolo dei Pompey, stufo di questi signori venuti da chissà dove e con chissà quali scopi. E anche se la retrocessione in League Two fu inevitabile, la luce in fondo al tunnel iniziò ad intravedersi, quando il 19 aprile 2013 il Pompey Supporters Trust prese in mano il club. Il 29 settembre 2014 il Portsmouth riusci finalmente a pagare tutti i debiti, e dopo due stagioni di consolidamento, ora punta dritto a scalare le gerarchie del calcio Inglese, affidando la squadra a Paul Cook, manager nato calcisticamente in Irlanda, dove ha portato lo Sligo Rovers a vincere per due anni di fila la coppa Nazionale, prima delle ottime avventure in football League con Accrington e Chesterfield.

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Insomma, una storia travagliata, per certi versi simile e con un esito completamente diverso, con il Portsmouth che si augura di seguire sicuramente la parabola ascendente del Bournemouth e di tornare a sorridere anche in campo, dopo aver superato in maniera drammatica alcune annate da dimenticare. Con la possibilità di regalarsi una cavalcata in coppa da sogno, e magari chi lo sa riabbracciare quell’arco di Wembley che regalò al Portsmouth una giornata da ricordare per sempre ma fu anche il preludio di uno dei più grandi incubi della storia del calcio inglese moderno.

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