Colin Blaney, il vero Top Boy del Manchester United

Colin Blaney.

Non vi dice niente ‘sto nome qui, eh?

Beh, nemmeno a me diceva niente prima di vedere il documentario Top Boys. Poi ho scoperto che Colin è stato, ed è tutt’ora, un grande hooligan del Manchester United. Colin ha fatto parte di un sottogruppo della Red Army, gli Inter City Jibbers. Il loro motto era “To Pay is To Fail!”, in parole povere “pagare è da sfigati!”, riferendosi alle tratte in treno che percorrevano senza spendere un soldo.

Oggi ha sessant’anni, scrive libri sulle sue esperienze hardcore e vive ancora nel suo quartiere, Collyhurst, a Manchester. Dieci anni della sua vita sono stati bruciati dietro le sbarre, perché Colin oltre al tifo aveva un vizio: le rapine e il contrabbando.

Gli ho chiesto un’intervista e lui m’ha proposto di beccarci per una partita di Norhtern Premier League, Salford City vs Workington, finale play off. Il Salford è la squadra detenuta in parte dalla class of ’92, dunque da Nicky Butt, Giggs, dai fratelli Neville e dal buon Paul Scholes. Fortunatamente quei fenomeni li becchiamo anche alla partita, e ci beviamo pure una birra insieme, cosa chiedere di più?

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Colin però è il vero pezzo da novanta. Ha fatto così tante cose, nella sua vita, che risulta difficile racchiuderle in poche righe di attacco all’intervista. Perciò farò parlare i fatti. Lui è uno con le mani sempre in pasta, dedito al contropiede, pronto a sfruttare qualsiasi occasione per fare soldi. E anche alla partita misconosciuta ci riesce. Ad un certo punto infatti, si allontana dal nostro gruppo poco prima dell’halftime. Dice che va a comprare degli hamburger. Che ha fame. Ne compra 6.

“Fuck me Colin, ti verrà un infarto a mangiare tutta quella carne!”

“Aspetta e vedrai, figliolo!”

Aspettiamo.

L’arbitro fischia, le squadre vanno negli spogliatoi. Tempo di ricaricarsi. Lo stadio del Salford è decente ma c’è un solo baracchino per 5000 persone affamate. Si crea una fila immensa. Colin si sfrega le mani e va a rivendere i 4 hamburger che non aveva mangiato, partendo dalle retrovie della coda. Prezzo di cartello: 8 sterline. Li ha comprati a 4. La gente è nervosa, si rischia di perdere i primi minuti del match per colpa di una stracazzo di fila.

“C’è sempre qualche stronzo che non dà valore ai soldi!”.

Capito chi è Colin Blaney?

L’intervista la facciamo dopo la partita, piazzandoci abusivamente in una hall d’albergo, scroccando acqua e frutta dal buffet per i clienti. I veri topboys non chiedono il permesso a nessuno.

Indossa una giacca blu della Your Own Clothing, marca Made in Manchester di un suo amico di curva. Braccia massicce e collo da toro, ha l’aria di uno che te le può suonare quando, quanto e come vuole.

Come hai iniziato a scrivere?

“Beh, ero in carcere, e mi arrivò voce che dei blokes di Manchester, della curva, cercavano storie per stampare una raccolta di racconti sugli anni della Second Division. Allora ho buttato giù dei racconti e gliel’ho spediti. Lì sono rimasto folgorato per la prima volta, perché ho capito che mi piaceva raccontare la mia vita agli altri. E l’impatto di vedere il proprio nome su carta stampata, beh, è gran lusso!”

Hai scritto due libri, Grafters (intraducibile, significherebbe gran lavoratore, ma applicato con l’ironia dell’ossimoro totale, almeno nel caso di Colin) e The Undesirables, due libri pieni di cicatrici, di verità sul mondo hooligan e sulla vita di strada in generale. Ma non hai avuto ritorsioni?

“Listen, io ho comunque ottenuto il consenso dei miei compari, dei lads della curva. Altrimenti non li avrei mai traditi. Poi ho avuto culo perché, mentre usciva il mio libro Grafters, è uscito in contemporanea il libro di Tony O’Neill, il più grande hooligan d’Inghilterra, e ciò mi ha aiutato. Insomma, sì, senza il consenso non avrei scritto nulla. L’onore è l’onore!”

Quanti soldi ti sei fatto coi libri?

“Beh ci campo, e già è tanto. Nello specifico ci fai sugli 80p a libro fino alle diecimila copie, poi diventa una sterlina netta. Ma io sai che faccio? Ogni sei mesi l’editore ti passa un assegno con la cifra. Io con quei soldi mi compro il libro a prezzo di costo, a 2 sterline e 50, e mi rivendo i libri per conto mio. Male che vada, che lo vendo a 5 sterline, mi faccio comunque più soldi. Mica male, eh?”

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Cosa pensi di scrittori che narrano del mondo hooligan senza averne fatto parte, come John King?

“Massimo rispetto per lui che scrive davvero bene. Sai, secondo me lui non era un prima linea degli headhunters o di qualche altra firm del Chelsea, ma comunque ha bazzicato il nostro mondo. Non saprei bene, ma una cosa te la posso dire: io sono tra i pochi che scrive le cose come stanno.”

In che senso?

“Leggiti i libri dei vari hooligans inglesi. Loro fanno sempre la figura dei supereroi. Delle firm indistruttibili. Mentre la frase “si danno e si prendono” non è affatto banale! Sai quante volte le ho prese? Infatti in Grafters scrivo che le migliori armi di un hooligan sono le gambe, ma non per tirar calci, quanto per scappare! E poi senti, alcuni dei libri sono davvero poco umoristici. Noi lads siamo degli scazzoni, ci piace prenderci per il culo. Inutile fare la parte dei duri senza macchia.”

I tifosi più cattivi che hai mai avuto la sfortuna di incrociare?

“Millwall, negli anni della Second Division. La loro è una fama meritata. Ti racconto: quando i dockers arrivarono a Manchester, non riuscirono nemmeno ad allontanarsi dalla stazione, pur scortati dalla polizia. Eravamo in troppi, noi devils, ad aspettarli. Erano 500, loro, e noi 5000. Al che tornarono a Londra col primo treno. Cioè, capisci? Nemmeno all’Old Trafford.”

Cazzo.

“Eh. Ma il ritorno… il ritorno, si sapeva che sarebbe successo il bordello. L’FA che fece? Sapendo che i bushwhackers ci avrebbero sterminato, decise di adottare una strategia simpatica: rinviò il match di ritorno a data da destinarsi. Un sabato sera noi giocavamo contro il West Bromwich, e tornati a casa, in tivvù trasmisero la notizia che Millwall-Manchester United si sarebbe giocata di lunedì. Era un modo per scoraggiarci, per non farci andare, ché c’erano pochi treni, poco tempo a disposizione. Ma io, e altri lads, andammo. I 300 spartani, ci definirono. Fino al campo, nessun problema. Una volta nella terrace, iniziammo a fare i balordi… e loro sbucarono dal niente. Duemila formiche rosse che aggrediscono una carcassa scarnificata, ecco cos’erano quei bastardi. Ci cantavano anche “we’re the best behaved supporters in the land!”, a presa per il culo. Venimmo massacrati. Ma sai la sensazione più bella quale è stata?”

No.

“Che riuscimmo a riportare a casa la pelle. Prendere la metro, e il treno per Manchester, una sensazione impagabile. Eravamo i 300 spartani, capisci?”

E invece la tifoseria europea più malata?

“Ne ho incontrate parecchie. I tifosi del Barça erano tosti, ma amico, lasciami dire che in quegli anni (’80), coi tifosi del Feyenoord dovevi starti attento. Pazzi fottuti. Perché là in Olanda c’erano leggi garantiste. Una coltellata e finivi sei sette mesi dentro. Stop. Uscivi e riprendevi a fare il cazzo che t’andava.”

Hai mai pensato di rimanerci secco, durante qualche scontro?

“Sì, e ti dico quando: a Liverpool. Ma giocavamo contro l’Arsenal. Era una partita a campo neutro, ricordo questo. Fu la mia prima trasferta, roba di 1970, o ’71. Noi occupammo la Kop e ci mettemmo a cantare come dannati. Dal nulla sbucarono una marea di scousers. E ci bersagliarono di brutto. Noi correvamo cercando scampo e infatti le ferite peggiori le riportai alla schiena e al culo. Fuori da Anfield Road ci levarono magliette, scarpe, pantaloni, sciarpe. I fottuti scousers erano famosi, ai tempi, per come terrorizzavano le tifoserie avversarie. Beh, mi cagai addosso, sul serio. L’ottanta percento di noi fu seriamente mandato in ospedale.”

Quanti anni ti sei fatto in galera?

“Dieci anni. Dieci fottuti anni. Germania, Norvegia, Olanda, Francia… ovunque. Lo zingaro delle prigioni.”

Cosa ne pensi del sistema carcere? Voglio dire, può davvero aiutare un detenuto a migliorare?

“Dipende. Non so nemmeno a quale sistema riferirmi, dato che ne ho provati una marea! Per dirti, le prigioni scandinave sono da goduria massima. Ti puoi portare le puttane. Favoloso.”

Cosa?!

“Sì, man, te lo giuro. Tu scegli la mignotta sul giornale, spedisci i soldi e la letterina, e quella prende appuntamento e ti danno una cella con lenzuola pulite per un’ora o due. Ah, ovviamente se sei sposato o hai una fidanzata vale la stessa misura. Belle prigioni, quelle.”

 

Invece, dimmi, tu che sei un esperto di evasioni, come si introducono gli oggetti in prigione?

“Oggi è difficile. Alcuni provano coi droni, che poi vengono abbattuti con delle sottospecie di frecce ma è un casino. Io ero bravo a corteggiare le guardie carcerarie, devi corromperle. Una volta aiutai un amico greco ad evadere. Gli dissi di nascondere del filo di diamante, che taglia le sbarre come un burro, sotto la lingua della sua donna. Alle visite lei è venuta, lo ha baciato e lui s’è preso il filo. Credimi, erano cose fattibili ai tempi.”

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Hai mai assistito a stupri?

“Yeah, terribile. Anche se alcuni se lo cercano. Ci sono un sacco di ricchioni inconsapevoli, in galera, che si muovono e camminano e s’atteggiano a troioni. C’era ‘sto spagnolo qua che andava in giro sempre in mutande. E un giorno se lo sono pappato. Io gliel’avevo detto, ma lui niente. Però posso dirti che spesso lo stupro è un’arma, cioè è l’ultima umiliazione. I turchi, tipo, se possono incularti dopo averti menato di brutto, ci godono a fare male.”

Cosa pensi del City che, a metà stagione, annuncia l’arrivo di Guardiola?

“Che merdata. Già non tollero di mio quando s’esonera un allenatore per risultati cattivi, figurati così. Capisco che ormai ci siano un casino di soldi in ballo, ma non va bene. I giocatori giocano senza pressione e senza stimoli e prendono cartoni in campo.”

Cosa ti aspetti da Mourinho?

“Niente.”

Davvero?

“Sì, un paio d’anni di buon livello, forse una Premier, ma nient’altro. Dovremo spendere sempre di più e questa cosa mi manda a male”

Troppi soldi in Premier, dici?

“In premier? Amico, il calcio è la merce più venduta al mondo dopo la droga. Ci sono cifre astronomiche in ballo. Il problema è che adesso, giovani promesse mezzeseghe di League One o Two prendono dieci testoni a settimana. Ma che cazzo? Non va bene. Anche perché ‘ste giovani promesse che fanno la trafila nell’under 18 e 21 inglese poi non ci fanno vincere nemmeno un europeo.”

Cosa pensi di questa generazione. Della mia, insomma.

“Non siete duri e cazzuti come la mia, ma avete più opportunità di diventare qualcuno senza vendere giacche contraffatte al mercato nero. Siete più colti, più avanti con la tecnologia. Io non sapevo nemmeno cosa fossero le email. Voi mangiate giapponese! Però avete un forte problema con le droghe, specie qui in UK. Le legal highs stanno piagando di brutto. Noi sapevamo controllarci. Per dirti, la cocaina per noi era solo uno status. La usavamo nei club quando andavamo a rimorchiare, era la droga dei ricchi. Facevi vedere le bustine e le tipe si bagnavano a prescindere. Ma voi, cazzo, vi infoiate su ‘ste robe e non ne uscite.”

Tu sei stato un grande ladro. Ma quante tecniche di rapina hai avuto?

“Vabbè, si inizia con le rapine di quartiere o col pickpocketing, i grattini che ti fanno il portafogli senza farsi beccare. Ma poi sono passato a rapinare le casse. Mi spiego: niente rapine a man’armata. Troppo rischioso. Io smontavo a casa le vecchie casse automatiche. Smontando e rimontando scoprii i vari pulsanti segreti e i vari colpetti da dare per aprire le casse senza battere lo scontrino. Mi appostavo nei negozi, nei locali e, appena un attimo di distrazione, le aprivo, arraffavo e fuggivo! Ero il migliore. Ero prolifico. Sai, in quegli anni c’erano solo contanti dentro, quindi mi facevo un sacco di soldi.Mi compravo rolex, facevo vacanze di gran lusso. Un vero grafter.”

Il colpi migliore della tua carriera da ladro?

“Aver scritto e guadagnato con la mia vita da debosciato senza padroni. Credimi, è la cosa più bella che abbia mai fatto.”

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Un enorme ringraziamento a Lorenzo Monfredi per questa intervista unica nel suo genere.

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