La guerra di Marsiglia

Riportiamo un articolo di talksport.com redatto da un inviato a Marsiglia, Adrian Durnham, per il match tra Inghilterra e Russia. Un racconto in prima persona della sua esperienza di due giorni nel sud della Francia.

“C’è l’abitudine di accusa i tifosi inglesi per qualsiasi cosa accada e apparentemente la gente non ha nemmeno la decenza di informarsi sui fatti. E mi è sembrato anche che ci sia stato un’irrefrenabile desiderio che far passare Marsiglia come una zona di guerra.

Da casa la mia famiglia e i miei amici continuavano a mandarmi messaggi per sapere se stavo bene ed ero al sicuro. Certo che lo ero. Seduto, come molti altri, in un bar della città a godermi una pinta con i miei colleghi.

Quindi lasciate che vi racconti la realtà di Marsiglia in questi giorni: c’erano tantissimi scontri nella zona del porto (che è piuttosto lontana, a piedi, dallo stadio), della spiaggia e delle rispettive fanzone. Dietro a tutto ciò c’era Marsiglia, che proseguiva la sua routine con i negozi intenti a intrattenere i clienti e tanti altri tifosi li a godersi il sole del sud della Francia.

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Il messaggio era chiaro: evitate la zona del porto e sarete al sicuro. Il che mi ha fatto porre una domanda: perché tanti tifosi inglesi, se lo sapevano, si sono comunque recati li? La risposta è chiara. Cercavano lo scontro. Quindi si, alcuni tifosi inglesi erano tutt’altro che innocenti. Il fatto è che non erano gli unici coinvolti e gli unici colpevoli. Proprio venerdì sera ho visto passare, mentre sostavo all’interno di un locale, un gruppo di tifosi locali (marsigliesi) con oggetti contundenti in mano con il chiaro intento di usarli come armi.

Quindi, ecco cosa penso di quanto accaduto negli ultimi giorni a Marsiglia.

Inglesi, Russi e marsigliesi sono tutti ugualmente colpevoli per quanto accaduto. Questo deve essere chiaro a tutti. Lasciatemi però fare chiarezza su alcuni punti.

Prima cosa, quando Inghilterra e Russia sono state sorteggiate nello stesso girone e il loro match programmato nella città di Marsiglia, all’UEFA avrebbero dovuto attivare i cervelli, sedersi attorno a un tavolo e cercare delle soluzioni per cambiare come minimo la location. Nulla di più semplice.

Praticamente per tutti ora come al solito scrivono: “Bannate gli inglesi”, “Di nuovo gli inglesi”, “Sempre colpa degli inglesi” ma tutte queste persone dovrebbero prima di tutto aprire gli occhi e andare oltre queste frasi qualunquiste perché quanto visto a Marsiglia deve essere un segnale rosso per tutti per evitare di dover assistere a queste cose anche in futuro.

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I russi erano inferiori in termini numerici ma massicci in termini di impatto sulla scena. Erano preparati e armati per fare quello che facevano. E non si fermavano solo agli hooligans, anzi.Con loro nessuno era al sicuro. Attaccavano alla cieca chiunque gli si parasse difronte. La quantità di violenza portata dai russi a Marsiglia è qualcosa a cui non tutti sono abituati e negarlo sarebbe una grave mancanza e sintomo d’ignoranza.

Venerdì c’è stato un esempio lampante. I tifosi inglesi bevevano dalle 9 del mattino, la tensione era altissima e lo scontro era nell’aria. Parlando con un funzionario della polizia mi è stato detto che un gruppo di tifosi marsigliesi si era organizzato per attaccare gli inglesi e mentre riportavo queste notizie in TV, collegato con talksport, un gruppo di tifosi russi è passato proprio alle mie spalle e nel giro di qualche secondo la polizia ha iniziato a sparare lacrimogeni ovunque. Coincidenze? Inglesi e marsigliesi si stanno scontrando da circa 15 minuti e nessuno interviene realmente, arrivano i russi e via ai lacrimogeni?

In ogni caso, stando a quanto mi hanno riportato gli amici, dalla tv Marsiglia sembrava soltanto che una grande zona di guerra ma vi posso assicurare che non era cosi. Io stesso che ho visto la città sotto i suoi tanti punti di vista e non solo quello del porto, posso confermare che mi sentivo tranquillo e al sicuro. Gli scontri sono stati tantissimi e ma non hanno coinvolto tutta la città.

L’atteggiamento della polizia è sembrato superficiale. Gli agenti se ne stavano li a guardare a distanza e caricavano o lanciavano lacrimogeni per disperdere i tifosi solo quando la situazione degenerava. Che razza di gestione dell’ordine pubblico sarebbe questa. Lo stesso gestore dell’hotel in cui soggiornavamo ci ha confermato che l’impressione che ha avuto dalla polizia è stata quella di superficialità. Gli agenti passavano per le strade e le attività commerciali dando un’occhiata qua e la se fosse tutto ok e poi se ne andavano. Un comportamento non proprio responsabile.

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Colpa dei tifosi inglesi? Gli hooligans coinvolti si, certamente, sono stati una disgrazia. Ora sarà di competenza dei nostri servizi di sicurezza identificarli, rinchiuderli in prigione e distruggere i loro passaporti. Quello che vorrei chiarire è che molti di coloro che avete visto non erano altro che uomini a petto nudo, con la pancia da birra, intenti a riempirsi di alcool e cantare cori contro l’IRA (senza neanche conoscerne il motivo). Sono dei buffoni a cui piace combattere e sono lontani milioni di chilometri da quella che è la mia mentalità. Il fatto è che, se non sono hooligans, perché non se ne sono stati lontani dalla zona del porto, invece che alimentare i problemi?

Tutti noi in Inghilterra ci siamo rilassati troppo per tutto quello che riguarda gli hooligans e le violenze negli stadi, ma i primi segnali li avevamo avuto giusto qualche settimana fa: dal pullman del Manchester United preso a bottigliate dai tifosi del West Ham agli scontri tra tifosi di Liverpool e Siviglia nella finale di Europa League.

Quindi, è chiaro che ci siano delle avvisaglie di qualcosa che non va e dobbiamo tutti concentrarci e collaborare per risolvere questa situazione. Ma il segnale dato dai russi in questi giorni è chiaro: vogliono portare lo scontro a un livello superiore. Un segnale preciso che arriva proprio a due anni dai Mondiali del 2018 che saranno giocati in Russia.

Puntare il dito contro una minoranza di folli inglesi, senza considerare la massiccia realtà russa, potrebbe essere un grave problema per il futuro”.

 

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