Le 12 ore di Lubiana

Viaggiare, scoprire posti nuovi e magari divertirsi al seguito della propria squadra del cuore. E’ un po’ il sogno di tutti i tifosi, sia delle grandi che delle piccole squadre. E fortunatamente al giorno d’oggi non esiste solo il piazzamento in campionato per guadagnarsi una qualificazione a una stagione europea: ci sono i premi fair play ed esistono le coppe nazionali che spesso riservano sorprese e protagonisti inaspettati.

Per il West Ham, l’opportunità di giocare in Europa si è presentata per il secondo anno di fila, a ben 10 anni dall’ultima volta. Noi abbiamo avuto la fortuna di goderci insieme agli Italian Irons, uno dei gruppi più grandi dei tifosi degli Hammers in Italia, e insieme a tanti nostri amici inglesi la prima uscita ufficiale della stagione in quel di Lubiana, la vibrante capitale della Slovenia.

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La mattina del 28 Luglio, la partenza è prevista per le 8 del mattino. Soliti ritardi ingiustificati e imprevisti fanno slittare la partenza di circa mezz’ora, ma poco importa: c’è una voglia matta di viversi la trasferta. Tra una birra, un panino, una sosta in autogrill e tanto tanto traffico, arriviamo nella capitale slovena 8 ore dopo, alle 16, nonostante il viaggio previsto fosse di circa 5 ore.

Parcheggiamo allo stadio, proprio come indicato dal West Ham sul proprio sito ufficiale e da li saliamo su un autobus che ci conduce dritti dritti nel centro cittadino. Non paghiamo il biglietto, ma neanche nessuno ci ha chiesto di farlo. Lubiana è una città ambigua: esclusa la zona centrale e pedonale, che costeggia il fiume e che conduce al Lubiana Grad, il castello che sorge in mezzo alla città, in cima ad un montagna rocciosa, il contorno è piuttosto triste e povero di “contenuti”. Immense zone industriali e grande vie piene dei più disparati negozi multietnici che non rendono l’idea di quello che in realtà, dietro l’angolo, può riservare questa vibrante capitale europea.

Scendiamo in prossimità di Dragon Bridge e imbocchiamo immediatamente la via pedonale che costeggia il fiume. Nel giro di pochi metri la città sembra essersi completamente trasformata: tanti ragazzi giovani ( e tante belle ragazze), una miriade di locali, tra i più disparati, uno affianco all’altro e quasi tutti pieni. Con una camminata di circa 3 minuti si arriva nel cuore pulsante della città: la zona del Ponte Triplo e della Cattedrale. Qui, non solo ci aggreghiamo ai tifosi del West Ham, già da qualche ora assiepati in uno dei locali della piazza, ma ci mescoliamo alla moltitudine di turisti che popolano le vie della capitale.

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Tempo di salutare gli amici presenti e si passa subito alla prima pinta di birra: 3,50 euro, un prezzo straordinariamente economico. La piazza si popola presto di tifosi inglesi che arrivano alla spicciolata. Noi tra un coro, una chiacchiera e una risata non ci rendiamo nemmeno conto che oramai manca poco più di un’ora al calcio d’inizio e sarebbe il caso di incamminarsi verso lo stadio. Ovviamente, non abbiamo tenuto conto dell’ultima tappa, ovvero quella del pub adiacente allo stadio che, senza neanche doverlo specificare, ci trattiene li per circa 45 minuti, il tempo esatto di consumare altre due pinte di birra e fare nuove amicizie. Perché alla fine, il calcio, è proprio questo: amicizia, aggregazione e passione. Ingredienti senza i quali, non ti troveresti il 28 luglio, quando potresti essere al mare con gli amici, in una fredda città del centro europa (si, c’erano circa 15 gradi), per il terzo turno preliminare di Europa League. Sono proprio questi i momenti migliori nei quali stringere nuove amicizie e passare ore all’insegna del divertimento e della propria passione calcistica.

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Comunque. Lasciamo il pub che mancano meno di dieci minuti al calcio d’inizio. Tempo di raggiungere l’ingresso e passare i controlli che ci ritroviamo all’interno dello Stadion Stozice, casa dell’Olimpia Lubiana, pronti per assistere al match. I ragazzi degli Italian Irons attaccano la loro pezza insieme a quelle dei circa 500 tifosi inglesi arrivati da Londra. La partita comincia male e finisce, se vogliamo, peggio per il West Ham. La sconfitta per 2-1 non è una condanna ma se si pensa che sia stata ottenuta contro una squadra arrivata terza nel campionato sloveno, non proprio il più competitivo d’Europa, fa abbastanza riflettere. Durante i 90 minuti abbiamo occasione di conoscere un ragazzo, completamente ubriaco, che appena dopo il pareggio su rigore di Mark Noble, insiste nel voler scambiare la sua maglietta originale della squadra (dal costo di circa 95 euro) con la polo (neanche tanto costosa) indossata da uno di noi. La risposta ovviamente è si. Lo scambio avviene e il ragazzo non sembra farsene un problema, anzi continua a ripetere:

I giocatori più forti del mondo sono in questo ordine: Carroll, Ronaldo e Messi.

Opinabile, ma se lo dice lui ci fidiamo.

Il Domzale, tra le altre cose, ha avuto la sana idea di inserire un proprio club shop con la vendita delle prioprie maglie e delle proprie sciarpe all’interno del settore ospiti! Una follia, se non fosse che al bancone, a vendere il materiale, siano state messe tre giovanissime ragazze e anche di bella presenza che attirano l’attenzione di molti diventando, soprattutto a fine primo tempo, una vera e propria attrazione con tanti tifosi decisi a scattarsi una foto insieme a loro. I 90 minuti passano e, per quanto la delusione sia tanta, ci rendiamo presto conto di quanto il risultato sia, in realtà, un semplice contorno.

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Usciamo dallo stadio senza problemi e con un taxi ci ritroviamo con i tifosi inglesi e con gli Italian Irons nel centro città, nello stesso locale che ci aveva visti protagonisti nel prepartita. La città piano piano si svuota e più si fa tardi più si abbassa l’età media dei ragazzi che popolano le strade. Dopo un panino (meritato) e due pinte di birra, molti dei ragazzi sentono un impellente bisogno di andare al bagno cosi ci spostiamo in massa alla ricerca di una toilette pubblica. Non lo avessimo mai fatto: dopo un giro panoramico tra le vie che costeggiano il fiume e i ponti che lo attraversano, troviamo un’indicazione per un locale che, teoricamente, sarebbe dovuto essere provvisto di un wc. Ci avventuriamo all’interno di un portico che ci fa sbucare in quella che sembra una città nella città: una serie infinita di localini, separati tra di loro da una via neanche tanto larga, che illuminati esclusivamente da luci soffuse e candele creano un’atmosfera surreale.

Ci inoltriamo con interesse nel Cutty Sark Pub (che vi consigliamo vivamente), un vero e proprio english pub, con una scelta limitata di birre ma pieno di vita. Musica piacevole, tantissimi ragazzi e tanta voglia di far festa. Non si più dire di no a un’altra pinta, perciò ci sediamo anche qui e tra chiacchiere, risate e il racconto della giornata, tramite le foto scattate e i video fatti, non ci rendiamo conto che la birra è finita e che il locale sta per chiudere. Mesti mesti ci alziamo dal tavolo e ci ricongiungiamo con gli altri ragazzi che avevamo lasciato nel locale precedente.

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E’ oramai l’una e mezza del mattino, ci aspettano almeno altre 6 ore di viaggio e la stanchezza si fa sentire. Prima però non potevamo passare a salutare i nostri amici inglesi. Sappiamo dove sono: Shooter Club. Una discoteca che però assomiglia più a un ritrovo di persone condita da tanta bella musica. Arriviamo che è stracolmo di tifosi del West Ham. Un altro giro di birre giusto per salutare e goderci gli ultimi istanti nella capitale slovena: peccato che rimarremo li fino alle 4.15, ovvero fino a quando i buttafuori non fanno il loro dovere, ovvero ci cacciano.

 

Quasi tre ore di ordinaria follia. E per follia si intende ovviamente in maniera positiva. Il dj è un ragazzo giovane che sembra voler bene ai tifosi inglesi. Le canzoni che vengono mandate sono quasi e solamente riconducibili ai cori storici dei tifosi hammers o a canzoni a loro care. Da Freed from Desire (la canzone che ha dato vita al coro di Will Grigg’s on fire) passando per I’m Forever Blowing Bubbles. Il locale sobbalza nel vero senso della parola e i tifosi, al di la di quello che è stato il risultato, sembrano divertirsi come non mai.

 

Quando lasciamo il locale non sappiamo come raggiungere lo stadio per riprendere la macchina ma un ragazzo sloveno, che fino a qualche minuto prima aveva bevuto e cantato con noi se ne salta fuori cosi: “Ehi ma io sono un tassista!”. Ovviamente ci suona strano, sia per il suo tasso alcolico sia per il modo in cui lo dice. In realtà fa sul serio: prende le chiavi e a qualche metro di distanza ci fa notare il suo taxi. Stupiti, prendiamo al volo l’occasione e ci facciamo accompagnare alla macchina. A questo punto ci starebbe un “finalmente” ma non è questo il caso anche perché la giornata era stata perfetta fino a quel momento e sarebbe potuta continuare ancora. Riprendiamo la nostra vettura e affrontiamo il viaggio di ritorno. Dopo circa 6 ore rientriamo a casa: stanchi, sporchi ma felici. 

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Una trasferta di questo genere, per quanto il match in se non fosse di vitale importanza, è un’esperienza che va fatta almeno una volta nella vita: si vive il calcio in maniera diversa, non per forza finalizzato al risultato della propria squadra del cuore. Ci si diverte, si conoscono tantissimi ragazzi, ci si scambia opinioni, battute e qualche schiaffo amichevole. E’ un po’ come essere sempre in festa, senza sosta e vi possiamo assicurare che è qualcosa di unico. Spesso trasferta significa un po’ anche questo: ore e ore di viaggio per rimanere a contatto con un’altra città anche solo per qualche ora e rientrare a casa soddisfatti, nonostante tutto. Vivere lo sport in questa maniera è uno dei modi migliori finora sperimentati. E, fidatevi, ne vale davvero la pena.

Un ringraziamento speciale va agli Italian Irons, per la loro disponibilità e il loro aiuto.

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