West Ham United, tra passato e modernità

Il passaggio del West Ham United all’Olympic Stadium ha fatto finora più danni che altro. Gli Hammers hanno avuto il peggiore avvio di campionato da 50 anni a questa parte e molti tifosi hanno fatto e stanno facendo sentire la loro voce per manifestare la disapprovazione nei metodi con i quali il club sta gestendo la questione.

A questo proposito abbiamo parlato con Matteo Martino, uno dei ragazzi degli Italian Irons, un grippo di tifosi italiani del West Ham che da anni segue la squadra in casa e in trasferta.

1) Ciao Matteo. Partiamo con le presentazioni: spiegaci chi siete e cos’è per voi il West Ham United Football Club.

  • Innanzitutto vorremmo partire ringraziando voi del ‘Il Calcio Inglese’ per questa opportunità. Noi siamo gli Italian Irons, tifosi italiani del West Ham United, abbiamo poca vita a livello di gruppo, ma la maggior parte di noi, nei singoli, segue gli Hammers da anni. Ognuno di noi ha una storia diversa, e motivi differenti sul perché si è scelto di seguire questa squadra, che non sono assolutamente cinematografici, attenzione. La cosa che ci accomuna tutti però, è la passione che è cresciuta dentro di noi andando avanti con gli anni, iniziando ad essere presenti a più match possibili nel corso delle stagioni (Premier e non solo, ahinoi) e che ci ha portati poi a diventare quello che siamo oggi. Per noi il West Ham non è sfruttare il nome per  propri fini o scopi perché, purtroppo, c’è chi lo fa. Saremmo ipocriti dicendo, che appena nati, tifavamo già il West Ham, perché ovviamente essendo italiani, si è cresciuti seguendo il calcio italiano. Ma con il tempo, iniziando anche a vedere aldilà dei confini, abbiamo scoperto un mondo che a noi piace e che piano piano abbiamo iniziato a conoscere. C’è chi tra di noi nel ’94 era già alla sua prima al Boleyn Ground, chi ha iniziato ad andare a Londra a fine anni novanta e inizio duemila, o chi è venuto dopo. Ed è lì, man mano che ogni anno si faceva una trasferta, poi 2 poi 3 ecc ecc, anche grazie alla gente che abbiamo conosciuto, che abbiamo imparato ad amare il West Ham: una squadra che per molti è uno stile di vita, una religione, che nonostante non abbia vinto quasi nulla, ha un seguito che poche altre squadre, senza offesa, hanno in Inghilterra. Il West Ham per noi è  una passione che ormai non conosce confini, prova ne è che ogni due per tre siamo in giro per l’Inghilterra a vederne i match, ma col tempo, abbiamo capito che non è solo una squadra di calcio. È tradizione, storia e soprattutto una grande famiglia, nella quale tu, nonostante sia inglese, italiano, belga, o di altre nazioni, ti ci puoi rispecchiare e su cui puoi contare, senza distinzioni. Perché la cosa più sono importante sono quei due martelli incrociati che porti sul petto, il resto non conta. 

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2) Cosa ha rappresentato per voi lasciare Upton park? 

  • Lasciare Upton Park e il Boleyn Ground per noi è stata una mazzata. E se lo è stato per noi che, come potete immaginare, siamo stati in quello stadio 1/10 di chi ci è cresciuto e ha fatto crescere intere generazioni di famiglie e i tifosi Hammers, potete immaginare. Upton Park era semplicemente la Casa del club, ne più, ne meno. Era un luogo quasi magico, dove chi ha avuto la fortuna di andarci almeno una volta in vita sua, secondo noi, ricorda bene le emozioni e i sentimenti che si provavano a stare su quelle stand. Snche se non si era tifosi, Upton Park ti rimaneva dentro. È difficile quasi, da spiegare a parole. Perché non era solo lo stadio in sé, ma anche tutto quello che c’era intorno. I pub, i negozi, o semplicemente anche, la gente che si metteva su Green Street con le bancarelle. Ognuna di queste cose aveva una storia, insieme a tanti personaggi che per anni e anni, erano sempre li ogni due sabati. Se molti giocatori, anche famosi e molto forti, hanno avuto parole di riguardo sul Boleyn Ground e sul suo ambiente, un motivo ci sarà. La storia, la tradizione e l’anima del club per noi saranno sempre racchiuse, li, in mezzo a quelle mura, su quel rettangolo di gioco.

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3) L’Olympic Stadium sta riscontrando diversi problemi di organizzazione, creando tensione tra tifosi della stessa fede. Da che cosa credi dipenda tutto questo? Di chi è la colpa di questa situazione? 

  • Su questo, senza fronzoli, diciamo che quando non hai uno stadio di tua proprietà, e ti impongono delle regole nuove, è normale andare incontro a delle difficoltà.  Il West Ham ha voluto lo stadio più grande, pagandolo praticamente nulla, se si pensa a quanto costi al giorno d’oggi costruire uno stadio nuovo, ma è ovvio che poi non puoi fare “come ti pare”. Secondo noi è stata una scelta avventata,  oltreché oltraggiosa nei confronti della storia di questo club. Al London Stadium, neanche il 60% degli steward di Upton Park è stato impiegato. Questo perché la gestione dello stadio è affidata al Newham Council, non alla società. Al Boleyn Ground gli steward conoscevano uno a uno tutti gli abbonati, ma non per controllarli, per il semplice fatto che di anno in anno il posto di entrambi era sempre quello. Si era quasi creato un rapporto parentale tra questi, senza tralasciare il fatto che tutti gli steward di Upton Park erano anche tifosi del West Ham. C’era più elasticità e larghezza di vedute. Oggi al London Stadium, hai steward che hanno l’ordine di toglierti l’abbonamento se segui il match in piedi. Perché è normale che se io seguo il match in piedi e quello dietro di me sta seduto, si lamenta, perché non vede la partita. Al Boleyn Ground c’era una sorta di tacito accordo tra i tifosi e gli steward nei settori dove si seguiva il match in piedi. Qui no. E il club al momento ci mette anche del suo, incolpando i tifosi che vogliono seguire il match in piedi, affermando che se lo fanno, loro non possono allargare la capienza dello stadio per motivi di sicurezza a 66,000 posti entro i due anni: ma sono balle. La verità è che il Consorzio che ha in gestione l’impianto obbliga il club a prendere provvedimenti su queste cose. L’atmosfera che si è creata, durante i match, e tutta conseguenza di queste tensioni. Il West Ham ha avuto 4 anni di tempo per preparare le cose meglio, al momento il risultato che hanno ottenuto, è tutto altro che esaltante. 

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4) Sarebbe stato possibile rimanere ad Upton Park o credi che la società abbia agito per interessi personali?

  • Sarebbe stato possibile eccome restarci al Boleyn Ground! Forse molti non sanno che un anno prima che assegnassero le Olimpiadi a Londra, il West Ham vide approvato il progetto di allargamento di Upton Park che prevedeva la rimodernizzazione della vecchia East Stand. Avrebbero chiuso i lati nella parte inferiore con la Bobby Moore Stand e la Sir Trevor Brooking Stand, con l aggiunta di un anello superiore, e il tabellone elettronico al centro del tetto della nuova stand. Questo è tutto documentato su carta, su internet se si indaga si trova anche qualcosa. Si sarebbe arrivati a 48,000 posti. Appena Londra ottenne i giochi olimpici, la presidenza tirò fuori una motivazione, secondo noi al quanto banale, sul sovraffollamento dei trasporti pubblici durante i giorni delle partite, e da li a breve cominciò la corsa all’Olympic Stadium con il Tottenham. Secondo noi, Sullivan soprattutto, ma anche il vice presidente Brady hanno fiutato l’affare: uno per motivi finanziari, l’altra per motivi politici. Pochi sanno, per esempio, che l’area del Boleyn Ground è stata venduta a una società francese che bonifica grandi aree urbane, e che questi una volta terminati i lavori che gli competono, rivenderanno l’intero terreno a una società affiliata alla Holding proprio del presidente Sullivan, pare, che si occuperà di costruire gli appartamenti e rivenderli come da progetto. Per Brady il discorso è diverso, subito dopo la consegna del London Stadium al West Ham, lei guarda caso annunciò di voler entrare in politica, e al momento fa parte del partito Laburista. Che dire di più?

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5) Recentemente avete preso una decisione forte: non andare più alle partite casalinghe come gruppo. Spiegaci le motivazioni di questa scelta e come è maturata.

  • Premessa: questa scelta è maturata, dopo che molti di noi hanno assistito a tutti i match casalinghi, dalla prima partita di Europa League con il Domzale fino a quella con il Southampton.  Questo perché comunque, non vogliamo che si pensi che siccome eravamo legati al Boleyn Ground, per capriccio o partito preso, abbiamo deciso: così no, è sbagliato. Molti di noi, sono andati, han tastato il terreno e il pensiero comune è stato lo stesso: questo stadio al momento, non si può considerare lo stadio del West Ham United. Tante ragioni ci han portato a pensare questo, come ad esempio, la lontananza dei pub dai tornelli. Sembra una cavolata, ma per chi conosce il mondo del calcio inglese non lo è. Lo stadio è a 20/30 min di camminata (sembra quasi una cattedrale nel deserto) dal primo pub. E poi l’ambiente, non si può al momento, paragonare minimamente al vecchio Boleyn Ground. Stai in piedi e uno steward passa tutta la partita a guardarti e dirti di sederti, per arrivare allo stadio passi tra un negozio e l’altro di un centro commerciale, all’interno dello stadio i prezzi sono folli, sia per bere che per mangiare.  Anche i pop corn costicchiano! (Come al cinema). Ad alcuni di noi è capitato di vedere gente con maglie di altre squadre che non c’entravano nulla ne col West Ham ne con la squadra avversaria, presi di mira (ma senza violenza, da quel che abbiamo visto) e difesi dagli steward. E poi lo stadio..Lo stadio non è assolutamente progettato per il calcio. E’ palese. Tra primo e secondo anello, c’è un vuoto di 50/60 metri. Se tu hai il biglietto nella parte superiore dell’impianto, ti serve quasi il binocolo. Per carità, l’impianto in sé è bellissimo. Ma non è uno stadio per il football. Queste sono solo alcune delle motivazioni che ci hanno portato a questo, tralasciamo il discorso che riguarda il non sentirsi a casa ecc ecc perché quelle cose ognuno le vede e le percepisce a modo suo. Con questa decisione che abbiamo preso, noi non stiamo abbandonando la squadra, anzi, ma vorremmo dare una piccola spinta affinché il club faccia quello che in quattro anni, da quando sapeva del trasferimento, non è stato in grado di fare: farci sentire a casa. In questo senso abbiamo chiesto l’introduzione di posti apposta per le famiglie, e settori dove si può assistere al match in piedi, e soprattutto steward assunti che sappiano fare il loro lavoro a cui importa davvero dei tifosi del West Ham, in collaborazione anche con il gruppo Boys 1991  West Ham, ragazzi dell’East End, che hanno le nostre stesse vedute. Noi non ci aspettavamo tutto questo clamore, ma quando è uscito il nostro comunicato se n’è parlato molto, sia qui in Italia che in Inghilterra. Sinceramente non ce lo aspettavamo, ed è normale alcuni non erano d’accordo con noi, ma abbiamo trovato molto sostegno tra i tifosi del West Ham, e questo ci fa rende orgogliosi, perché  significa che la nostra scelta è stata capita, condivisa, ed è arrivata fino al club, che recentemente ci ha scritto, nella speranza di rivederci a Stratford. Questo ci fa piacere, ma non ha cambiato al momento le nostre opinioni. Andremo solo in trasferta, ogni volta che potremo.

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6) Come lo vedi il futuro del West Ham? Davvero lo stadio incideva cosi tanto sui risultati della squadra?

  • Crediamo che il futuro del West Ham sarà  migliore, dal punto di vista economico. Ma se vorranno continuare a puntare sul tifoso come cliente, un po’ di seguito negli anni, di quelli che hanno vissuto il West Ham per tutta la vita, e che hanno il club nel cuore, verrà perso. La nostra grande paura era questa. Lo capimmo già quando ai tempi il vice presidente Brady parlò di ‘benvenuto a tifosi neutrali’. D’altronde il calcio su sta evolvendo, e anche il vecchio scorbutico East End, deve stare al passo. Ma c’è modo e modo di fare le cose. E al momento, le cose hanno preso una brutta piega. Sia dentro che fuori al campo. Noi tutti speriamo in un futuro migliore. Il nostro capitano Noble una settimana fa in un’intervista ha dichiarato che Upton Park garantiva al West Ham 20 punti a stagione almeno, in campionato. Potrà sembrare stupido, ma è palese quanto quell’ambiente e lo spirito del Boleyn manchi alla squadra. Il Boleyn quando voleva, incuteva davvero timore agli avversari. Quando passi da un’ambiente caldo e passionale a qualcosa di freddo e senz’anima, crediamo sia normale risentirne anche in campo.

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7) Il gruppo è attivo da oramai un anno e avete molti amici in terra inglese che apprezzano la vostra passione. Come hanno visto loro la vostra scelta? 

  • Come detto prima il gruppo è nato di recente ma moltissimi di noi sono attivi da anni. Questo ci ha permesso di coltivare nuove amicizie nel tempo. Molti di noi si sentono quasi tutti i giorni con amici inglesi, perché ripetiamo, il West Ham è una famiglia. Tutti quelli che conosciamo, in Inghilterra, e ne conosciamo parecchi, hanno rispettato la nostra decisione, normale che alcuni non fossero d’accordo, ma non per questo i rapporti sono cambiati, anzi, già aspettano alcuni di noi per Palace away il 15 ottobre. Per un po di tempo ci vedranno solo in trasferta, ma ripetiamo, questa non è una scelta verso la squadra, anche se la coincidenza vuole che ora sia terzultima in classifica, e abbiamo spiegato che anche fossimo stati primi e le avessimo vinte tutte, avremmo preso lo stesso questa decisione. Siamo molto contenti di questo, perché significa che comunque qualcosa abbiamo lasciato, e qualcosa abbiamo smosso.  Noi ora, speriamo solo che il club inizi di nuovo a trattare i tifosi che lo hanno reso famoso nel mondo come tali, e per fare questo c’è bisogno anche di collaborazione, perché noi come tutti i nostri amici inglesi, non ci sentiamo dei clienti del West Ham, ma dei tifosi che vogliono supportare la loro squadra nel migliore modo possibile per raggiungere insieme traguardi importanti.

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