Un pomeriggio al Villa Park

Sheffield. South Yorkshire. Sono a un’ora e mezza di macchina da Birmingham dove alle 15:00 di oggi, sabato 26 Novembre, si giocherà Aston Villa vs Cardiff. Con un amico e sua moglie, lei inglese, lui algerino ma entrambi residenti in Italia, siamo a Chapeltown, un sobborgo di Sheffield, ospiti della famiglia di lei per qualche giorno. Il padre, Geoffrey, ha comprato tramite il sito dell’Aston Villa 3 biglietti per la Doug Ellis Stand, operazione che poteva comunque essere completata tranquillamente anche dall’Italia. Paghiamo 30 pound ciascuno, circa 35 euro al cambio attuale. Il viaggio procede senza intoppi ed entrare a Birmingham, la seconda città inglese dopo Londra, è più agevole del previsto. Alle 11:30 siamo in centro, tappa obbligatoria nel primo Caffè Nero e poi piccolo giro lungo New Street, la via principale della città, stracolma di negozi e persone, dove entriamo anche nello store ufficiale dell’Aston Villa, due piani, non troppo grande ma con gadgets brandizzati che vanno dalle caramelle, alle spille, fino alle classiche sciarpe e ovviamente alle divise ufficiali. Non compro la sciarpa che avevo messo in conto di prendere perchè preferisco prenderla allo store dello stadio, in un’ atmosfera ancora più vera immerso al 100% nei colori claret & blue.

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Sono ormai le 13:00, andiamo nella modernissima stazione centrale di Birmingham a comprare i biglietti per il treno locale che ci avrebbe portato allo stadio. Giusto due fermate, fino a Witton, e giusto un paio di pound a testa andata e ritorno. Dieci minuti e ci siamo, ci facciamo una piccola camminata tra autolavaggi, pubs e kebab e arriviamo sotto lo stadio. Alla nostra destra il parcheggio dei pullman dei tifosi ospiti, i gallesi del Cardiff che si sono fatti 2/3 ore di strada per seguire la squadra in terra inglese, saranno circa 300, belli carichi e pieni di voce a sentire dai cori, vengono tenuti d’occhio da una decina di poliziotti, niente di clamoroso difatti tutto procede senza il minimo problema, la partita non deve essere classificata come particolarmente pericolosa a livello di tifoserie.

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Andiamo a ritirare i biglietti, in fila ci sono giusto un paio di persone. Ho il biglietto in mano: Seat 202 Row QQ Block P4 Entrance P Doug Ellis Stand, oggetto che anche post partita conserverò con attenzione e aggiungerò alla piccola raccolta di biglietti di partite viste in terra britannica. Ci dirigiamo verso lo store, nel tragitto incontriamo quello che mi dicono essere il presidente del club, Tony Xia Jiantong, uomo d’affari cinese proprietario del club proprio da questa stagione, che tra la gente come tutti si avvia verso lo stadio tra strette di mano e qualche foto. Ma tornando allo store, entriamo ed il leone simbolo del club ci accoglie stampato davvero ovunque: palloni, zaini, ciabatte, magneti, caramelle etc. Il negozio è davvero strapieno, prendo una sciarpa e mi metto in fila. Dieci minuti buoni, nonostante le 7 casse aperte, questo è il tempo che ho impiegato per comprare la mia sciarpa da 8 pound. Intorno a me bambini con in mano diverse banconote da 20 pound pronti a portarsi a casa il kit maglietta + pantaloncini e calzini, anziani con il programma della partita, ragazzi e adulti pronti a spendere senza troppi problemi 50 pound per la divisa ufficiale magari da abbinare ad un cappellino o ad una sciarpa. Insomma, tutto questo fermento sono sincero non me lo aspettavo, nonostante l’Aston Villa sia uno dei club più tifati d’Inghilterra e che trova casa in una grande città che conta 1 milione di abitanti, con un passato vincente, venendo dall’Italia scene di questo tipo fanno sempre effetto e ti chiedi come mai sia possibile non esportare almeno in parte un modello del genere.

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Gli 8 pound della mia sciarpa andranno nelle casse del club, se acquisto una sciarpa nelle decine di bancarelle fuori da San Siro, caratteristiche e folkloristiche quanto si vuole ma le società non vedranno neanche un euro di quella spesa non trattandosi di prodotti ufficiali con vendite gestite direttamente dal club. Parentesi polemico commerciale chiusa metto la sciarpa al collo e insieme agli altri due compagni di viaggio puntiamo un Fish&Chips sotto la Trinity Road Stand. Con 5 pound compriamo un box gigante che trabocca. Piccolo consiglio: gravy sauce, se ce l’hanno chiedetela perchè a parere personale è tutta un’altra cosa.

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Mangiando facciamo il giro dello stadio, soffermandoci in particolare di fronte alla caratteristica entrata della Holte End Stand con la sua scalinata ed i mattoni rossi, prima di entrare nel nostro settore. Nessun controllo e nessuna fila, nonostante manchino 20 minuti al fischio d’inizio, un’eternità o quasi per gli standard inglesi, difatti lo stadio è ancora mezzo vuoto. Siamo abbastanza alti ma neanche a dirlo la visuale è perfetta.

A poco più di cinque minuti dall’inizio del match lo stadio si riempie, i tifosi più appassionati della Holte End Stand scandiscono a gran voce cori per i Villans e sventolano con orgoglio un grande striscione con il logo del club. Inizia la partita, Aston Villa con la classica maglietta claret & blue a metà classifica dopo un inizio di stagione in salita con conseguente esonero in panchina di Di Matteo contro i gallesi del Cardiff, total blue, penultimi. Primo tempo all’inglese, tanta intensità, contrasti decisi ma qualità tattica molto discreta. Vantaggio dei padroni di casa con Adomah, raggiunti solo 4 minuti più tardi da Lambert che esulta in modo provocatorio e verrà beccato per tutto il match, per poi chiudere nuovamente in vantaggio la prima frazione con il goal di Kodjia.

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Poco prima del fischio dell’arbitro decine e decine di tifosi lasciano gli spalti per onorare quella che è una parte vera e propria dell’esperienza stadio: la classica pinta tra i due tempi. Seconda frazione senza particolari squilli con l’Aston Villa che chiude definitivamente i conti con Gestede che trasforma il rigore che consegna i 3 punti ai Lions. Tutto lo stadio applaude i propri giocatori, ed i tifosi del Cardiff fanno lo stesso con i loro. Gollini, portiere italiano ex Hellas Verona, ora a difesa della porta claret & blue regala i guanti ad una piccola tifosa e applaude il resto del pubblico. Usciamo, ultimo sguardo allo stadio e ci dirigiamo insieme ad altre decine e decine di persone verso la stazione. Una fila non troppo lunga ci attende, i tifosi vengono fatti salire sui treni a blocchi per evitare ingorghi o situazioni complesse da gestire. Nel giro di una ventina di minuti siamo nuovamente in città pronti a rientrare a casa, sciarpa al collo e freddo nelle gambe, dopo un classico sabato di football.

 

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