L’emozionante lettera di un tifoso del Plymouth al Liverpool

La giornata di domenica è stata un autentico successo per gli 8 mila tifosi del Plymouth che, dall’estremo sud dell’Inghilterra, hanno viaggiato per oltre 500 km in direzione di Anfield, con il solo obiettivo di godersi il terzo turno di FA Cup.

Lo 0-0, ottenuto anche grazie alla buon’anima di Jurgen Klopp che non ha schierato nessun titolare, preferendo loro i giovani dell’accademy, permetterà ai Pilgrims di giocarsi il replay a casa loro, nel caratteristico impianto di Home Park.

Tra tutti loro però, c’è stato un tifoso che siamo sicuri avrebbe barattato anche la sconfitta più pesante pur di non ricevere quella maledetta chiamata. A pochissime ore dal fischio d’inizio, Kevin May, tifoso del Plymouth, è stato informato alla sua famiglia che suo figlio, già da qualche giorno in terapia intensiva, aveva smesso di respirare.

Quanto successo quel pomeriggio, non ha voluto tenerlo per se e poche ore dopo la fine dalla partita ha voluto esprimere il suo più sincero ringraziamento alla società Liverpool per il trattamento ricevuto, postando sul profilo Facebook ufficiale dei Reds una lettera molto toccante.

Ve la riportiamo di seguito, senza sentirci in dovere di aggiungere alcuna parola in merito.

Sono un tifoso del Plymouth Argyle ed ero presente al match domenica. Attorno alle 12, proprio quando ero in procinto di entrare ad Anfield, ho ricevuto una telefonata dal mio figlio più vecchio, Terry. Mi ha riferito che l’altro mio figlio Daniel, che si trovava in terapia intensiva, aveva perso le ultime forze che gli erano rimaste e stava per spegnersi. Ovviamente ero sconvolto e facevo anche fatica a sentire cosa mi diceva a causa del rumore della folla attorno a me. Ho girato lo sguardo verso il campo per provare a nascondere le mie preoccupazioni quando ho notato difronte a me un poliziotto piuttosto alto e robusto, che ho scoperto poi chiamarsi Graham.
Ho provato a raccontargli quanto mi stava accadendo ma le parole a fatica uscivano dalla mia bocca. Lui ha notato sullo schermo mio figlio in terapia intensiva (ero collegato con FaceTime) e immediatamente mi ha portato all’interno dello stadio, nella stanza d’attesa della stazione di polizia. Ha cominciato a parlarmi, mentre mio figlio Terry continuava a tenermi informato su quanto stava accadendo all’ospedale di Guildford, nel Surrey. La connessione è saltata diverse volte ma cercavo comunque di rimanere a conoscenze delle condizione di Daniel. A quel punto un altro uomo è arrivato ma purtroppo non riesco a ricordare il suo nome. È stato, insieme a Graham, un valore aggiunto per il Liverpool FC. Non potevano fare molto per me ma sono stati gentili con le loro parole di conforto nei miei confronti.

Mi hanno fatto alcuni te per calmarmi e sono stati tutto il tempo ad ascoltarmi, mentre parlavo di Daniel. Sono stato con questi due scousers per circa una mezz’ora ma non posso far altro che ringraziarli. Poco dopo, mi hanno accompagnato al mio posto nel settore ospiti, appena 4 file dietro la porta e, continuando a rassicurarmi e tranquillizzarmi, mi hanno pregato di far sapere allo staff o agli steward nel caso avessi avuto bisogno di ulteriore aiuto. Sfortunatamente sono rimasto seduto al mio posto per soli 10 minuti, prima di ricevere un messaggio da mia figlia Stacey che recitava semplicemente: ‘Se n’è andato’. 
Il mio bellissimo figlio Danielera ormai in arresto cardiaco, non c’era nulla da fare. Ho dovuto lasciare gli spalti e uscire dallo stadio, cercando ovviamente l’aiuto di Graham che, nonostante non lo abbia trovato subito, è riuscito a raggiungermi grazie all’aiuto di un altro gentile poliziotto. 

Nell’esatto momento in cui sono entrato nell’ufficio della polizia di Anfield, sono scoppiato in un mare di lacrime. Ho iniziato a singhiozzare come un bambino. Graham, insieme ad altri membri dello staff di Anfield mi hanno abbracciato in segno di affetto, compiendo un gesto che di assoluta umanità e gentilezza che mai e poi mai dimenticherò. Quelle persone sono il vero valore aggiunto del Liverpool Fc, della città di Liverpool e della polizia di Liverpool. 

Quando mi sono calmato, ho capito che ormai non c’era più niente da fare. Se n’era andato. Non potevo nemmeno tornare a casa perché avevo viaggiato in macchina con altri tifosi. Nuovamente, Graham e i suoi colleghi mi hanno accompagnato al mio posto sugli spalti. A quel punto mi sono sentito solo e isolato, lontano dalla mia figlia e da mio figlio Daniel. 

Pochi secondi dopo i tifosi del Liverpool hanno cominciato a cantare il loro famoso inno, You’ll Never Walk Alone. Mi è sembrato di sentire come se fossero a conoscenza di quanto mi era successo e, almeno nella mia testa, ho pensato che lo stessero cantando a me personalmente. Tutto questo non ha fatto altro che ridarmi forza.

Per favore, se qualcuno conosce personalmente le persone delle quali sto parlando, potete per cortesia passargli il mio messaggio e ringraziarli sinceramente per la cura che si sono presi di me e per le gentili parole che hanno usato nei miei confronti quando ne ho avuto bisogno. 

Grazie ragazzi e grazie Anfield. 

Kevin

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