Irlanda-Inghilterra e la guerra di Lansdowne Road

Sporchi ubriaconi senza un briciolo di dignità che pensano solo a far casino. Un po’ come per il nostro “pizza, mafia e mandolino”, è questo lo stereotipo con il quale la gente comune è solita definire il popolo inglese. Che sia per additare un gruppo di tifosi in trasferta al seguito della loro nazionale o un gruppo di ragazzi in vacanza con la propria famiglia, l’idea generale è proprio questa: l’inglese è un personaggio che non è in grado di stare al mondo e pensa solo a bere, divertirsi e far casino.

Su questo argomento ci sarebbero da scrivere libri, libri, libri e ancora tanti altri libri, ma per questa volta ci limitiamo a ricordare una delle pagine più buie che ha visto come protagonisti i tifosi della nazionale dei Tre Leoni. Il calcio inglese, del resto, è bello perché ricco di storia, tradizione e infinite curiosità ma anche lui, come tutti gli altri, ha vissuto in passato un periodo di “crisi” (se così vogliamo definirla) che lo ha portato a essere per alcuni un modello di riferimento, per altri un esempio di come NON ci si deve comportare, sia nello sport che nella vita di tutti i giorni.

England fans riot during match against Eire

Nello specifico, ci stiamo riferendo al match “amichevole” andato di scena al Lansdowne Road di Dublino il 15 febbraio del 1995 e passato alla storia come uno delle partite più sanguinarie di sempre. Partita sospesa e solo successivamente definitivamente abbandonata. Come per dire: questo incontro non s’era da fare, ne ora, ne mai.

Con il match in pieno svolgimento, a guadagnarsi le prime pagine della cronaca nazionale ed internazionale furono i “tifosi” inglesi appartenenti al Combat 18, un gruppo neo-nazista nato e cresciuto appena 3 anni prima, arrivato nella capitale irlandese con il solo e mero scopo di causare incidenti. Ovviamente, non sono frasi frutto della nostra invenzione, ma bensì la conclusione delle indagini svolte dalla polizia britannica, in collaborazione con quella irlandese, che ricostruirono il percorso dei presunti tifosi inglese nei mesi precedenti all’incontro e scoprirono come quell’assalto al popolo irlandese fu pensato, studiato e successivamente attuato con massima attenzione a tutti i dettagli.

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Risse, assalti fisici, lancio di bastoni, spranghe, monete e chiodi. Senza un apparente motivo, al grido di “Fuck the IRA” e “Sieg Heil”, le gradinate dello stadio, quel freddo pomeriggio di febbraio, diventarono un vero e proprio campo di battaglia. Una vera e propria guerra etnica, volta a rimarcare quella pace tanto sperata ma mai realmente ottenuta dai governi e dalle istituzioni dei due paesi.

Gli scontri, che causarono ovviamente l’interruzione della partita, furono in larga scala condannati non solo dai entrambi i governi ma dagli stessi tifosi: molti inglesi, segregati nel settore insieme ai membri del Combat 18, furono costretti a passare un pomeriggio di paura e terrore. Il bilancio finale parlò chiaro: 20 feriti (la metà dei quali in gravi condizioni) e ben 40 gli arresti.

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Se quel giorno doveva per forza essere giocata un’amichevole, non erano di certo Irlanda e Inghilterra le due squadre più giuste per darsi battaglia sul campo. La battaglia effettivamente ci fu ma probabilmente non è quella che tifosi e appassionati si erano immaginati.

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