L’altra Hillsborough

8 marzo 1946,

La gara di FA Cup tra Bolton e Stoke City diventa una questione di vita o di morte.

Sembra un gioco di parole ma non lo è, perché Burnden Park – demolito nel 1999 – non poteva accogliere tutti i tifosi accorsi per assistere al sesto turno di coppa: 70.000 posti a sedere, 85.000 persone presenti quella sera.

Hillsborough nessuno sa ancora che cosa sia ma il preludio che qualcosa, all’interno degli stadi inglesi, non funziona come dovrebbe, inizia ad esserci. La guerra era finita da pochi mesi e molti impianti, che già da prima del conflitto mondiale necessitavano degli interventi di rimodernamento, venivano in troppe occasioni sovraffollati, senza il minimo controllo delle forze dell’ordine.

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Quel pomeriggio, come era solito fare fino almeno agli anni 90, i biglietti si compravano al botteghino il giorno della partita. Chi prima arriva meglio alloggia si usa dire. Beh, in questo caso non andò proprio così. I fornelli chiusero alle 14.40 ma con quasi 80 mila persone già all’interno, molti continuarono ad entrare scavalcando le recinzioni, i muretti e qualsiasi ostacolo si ponesse loro davanti. Diventarono così in poco tempo 85 mila.

Di loro 400 rimasero feriti, mentre 33 persero la vita in un tragico susseguirsi di crolli, affollamenti nei tunnel e crisi di panico.

Tifosi e ufficiali raccolgono i corpi dei tifosi deceduti
Tifosi e ufficiali raccolgono i corpi dei tifosi deceduti

La cosa che colpì maggiormente fu come l’arbitro e i giocatori accolsero la notizia. A loro bastò infatti una semplice interruzione del gioco, per poi riprendere come se nulla fosse successo, mentre paramedici e tifosi cercavano di estrarre i corpi delle vittime dalla matassa.

Ogni 9 marzo si ricordano tutte le persone che si recarono allo stadio per vedere fra i tanti anche il futuro primo vincitore del pallone d’oro, ovvero Stanley Matthews, e che non fecero mai più ritorno a casa.

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Ci sembrava doveroso ricordare questo evento, una Hillsborough del secondo dopoguerra che la grande famiglia del Bolton ha mostrato di non voler scordare, neanche a 70 anni di distanza.

L’altra Hillsborough, di cui il calcio inglese con tutto il cuore avrebbe fatto a meno ma con cui si trova a dover fare i conti ogni giorno, ogni anno. 

Per non dimenticare.

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