Quando il Manchester United chiamò Anfield ‘Home’ per una sera

Anfield è solo a 30 miglia da Old Trafford, ma per i tifosi del Mancheseter United è come se fosse il lato oscuro della luna che riflette sulla loro città. E in una inaspettata sera dell’agosto del 1971, con l’Old Trafford chiuso a causa di una squalifica che andava a sanzionare tutti gli incidenti causati dai tifosi dei Red Devils la stagione precedente, i fans del Manchester United si sono ritrovati a chiamare Anfield ‘Home’, casa, nel match che vedeva i loro beniamini protagonisti in campionato contro i campioni in carica dell’Arsenal.

Ma questo match, invece di agire come deterrente per prevenire incidenti futuri, come era nelle intenzioni della FA, fu invece il modello da cui presero spunto molti critici e osservatori quando si iniziò a parlare di Hooliganismo negli anni ’70. Un fenomeno che scosse il mondo del calcio britannico per anni, e che in quelle stagioni, soprattutto, prendeva sempre più forma. L’Old Trafford aveva già assistito a numerosi episodi di violenza nella stagione 1970-71. Il più eclatante quello del febbraio del 1971 quando in una sfida che vedeva di fronte il Manchester United e il Newcastle, un gruppo di tifosi di casa lanciò svariati oggetti verso i tifosi ospiti, tra cui coltelli, freccette da pub e piccoli razzi.

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Le invasioni prima di Manchester United v Arsenal

Come punizione, dunque, il Manchester United venne obbligato a trovarsi un’altra ‘casa’ per le prime due partite interne della stagione successiva, quella del 1971-72. La scelta, a sorpresa, ricadde su Anfield Road per la prima giornata e il Victoria Ground a Stoke On- Trent per la seconda. E per rendere ancor di più inusuale la cosa, la prima giornata, che vedeva i Red Devils impegnati contro l’Arsenal, venne scelto di far disputare il match di venerdì sera, sotto le luci dei riflettori dello stadio del Liverpool. Tutto ciò al fine di prevenire incidenti il giorno dopo, visto che l’Everton giocava in casa, altresì, la sua prima partita di campionato e, come tutti sanno, Goodison Park era lì, a due passi.

A dire il vero, molti tifosi dello United avevano reagito malamente alla decisione della Football Association già in estate tanto che dopo un’amichevole di pre campionato giocata ad Halifax e valevole per la Watney Cup, alcuni tifosi iniziarono a compiere atti di vandalismo, prima dentro lo stadio e solo successivamente  nel centro cittadino, causando 1500£ di danni tra stadio, pub e negozi devastati dalla loro furia.

“I teppisti dichiarano guerra!”

Così recitava la prima pagina del ‘Daily Mirror’ il giorno dopo. E fu proprio il Mirror a riportare sulle  colonne del proprio giornale le ore parole pronunciate e urlate dai tifosi dei Red Devils durante gli atti vandalici di Halifax.

Questo è per quei bastardi che ci hanno chiuso lo stadio!

Con lo stadio del Leeds United, Ellan Road, anch’esso chiuso all’inizio della stagione 1971-’72, l’Hooliganismo era diventata una vera e propria piaga sociale, al quale lo Stato non riusciva a far fronte. Si andavano creando sempre più gruppi di tifosi, poi ribattezzati ‘firms’ o ‘crew’, i quali causavano i maggiori danni quando la loro squadra giocava in trasferta. Era risaputo, ormai, che molte delle violenze provenivano da quei ‘treni speciali’ che accompagnavano i tifosi in giro per l’Inghilterra: ogni sabato si potevano contare solo i danni alle stazioni, ai treni e nelle città. Avvenimento che, ovviamente, molte volte causavano le sospensioni, i ritardi o, addirittura, la chiusura anche dei più normali servizi pubblici.

Ma nel corso degli anni, dal 1965 circa, erano andati aumentando anche gli incidenti dentro e fuori dagli stadi. Fu proprio il Manchester United, e proprio nel 1965, uno dei primi club a usare il tanto temuto ‘ban’, ovvero il divieto di accesso allo stadio, verso alcuni tifosi che si erano resi protagonisti di violenti scontri in trasferta sul campo del Burnley:

Non possiamo avere una minoranza che si rende protagonista di questi atti osceni. Cosi facendo, vanno a danneggiare l’immagine non solo del nostro Club, ma anche della maggioranza dei suoi tifosi, che sono persone esemplari nel comportamento e nel rispetto verso gli altri.

Così giustificò le azioni intraprese verso alcuni dei suoi suppoters, l’allora boss del Manchester United, Matt Busby.

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Denis Law durante le invasioni di Manchester United v Arsenal giocata ad Anfield

Ecco perché, la decisione di giocare la prima partita casalinga ad Anfield del Manchester United, venne vista come una cosa insensata dagli addetti ai lavori. Lo United e il Liverpool erano sempre stati acerrimi rivali sul campo sin  dagli anni ’60, quando si contendevano il titolo della First Division. E tutto questo aveva solo aiutato a fomentare un clima di tensione tra le due tifoserie, che di certo non si vedevano di buon occhio l’una con l’altra. Mettiamoci dentro anche la rivalità territoriale, l’odio tra Mancs e Scouser e la torta è di per sé completata.

La decisione di far giocare i Red Devils a Liverpool aveva solamente gettato altra benzina sul fuoco, con i tifosi locali dei ‘Reds’ che si dicevano pronti a difendere il loro territorio. E infatti, quella sera, i moltissimi tifosi del Manchester United, arrivati ad Anfield per la partita, si trovarono di fronte quello che il ‘The Times’ definì “..un muro di 600 skinheads – tra le quali alcune donne – tifosi del Liverpool FC. Il bilancio finale fu drammatico: si contarono almeno 100 macchine danneggiate, alcune case nei dintorni della Kop prese di mira dal lancio di sassi e altri oggetti contundenti oltre, ovviamente, a qualche decina di feriti. Per la polizia, quella notte, fu un incubo senza precedenti.

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Dentro lo stadio, al di là di tutto questo, il colpo d’occhio era notevole, sebbene allo stesso tempo fosse tutto un po’ irreale. Un impiegato di Anfield dell’epoca commentò cosi le sue impressioni alcuni giorni dopo:

Sembrava come se giocasse il Liverpool in casa. Ad un certo punto andai a bordo campo, appena uscito dal tunnel degli spogliatoi, per vedere se era tutto in ordine. Mi girai verso destra e vidi la Kop: traboccava di gente al canto di ‘Uni-ted! Uni-ted!’. Non riuscivo ancora a realizzare che giocasse il Manchester United nel nostro impianto. Un dirigente del Liverpool, mi chiamò dopo il match, e mi chiese di far pulire bene lo spogliatoio. Aveva paura restasse l’odore dei giocatori di Manchester.

E fu proprio dalla Kop, che, quando i giocatori entrarono per il riscaldamento sul terreno di gioco, un gruppo di tifosi dello United fece invasione di campo, nel tantativo di raggiungere i tifosi dell’Arsenal. La polizia intervenne prontamente e, fortunatamente, evitò il peggio. In correlazione a quell’episodio molti tifosi vennero espulsi dallo stadio, ma nessuno venne arrestato. La partita in sé, regalò grande spettacolo, con due squadre in grado di darsi battaglia sin dai primi minuti di gioco. Frank McLintock portò in vantaggio l’Arsenal con una rovesciata spettacolare dopo un paio di minuti di gioco, ma nel secondo tempo, i Red Devils con le reti di Alan Gowling, Bobby Charlton e Brian Kidd, portarono a casa la vittoria (3-1) e anche la momentanea testa della classifica. Gli spettatori ad Anfield quella sera furono 27,649, molti di meno rispetto alla capienza dell’Old Trafford, che di media in quegli anni, faceva registrare picchi di 50 mila persone. Il Manchester United, poi, dovette dare una parte degli incassi al Liverpool, 3 pound sugli 8 chiesti all’ingresso dello stadio, e un compenso all’Arsenal per i biglietti venduti nel settore ospiti. Nella partita successiva interna, al Victoria Ground di Stoke contro il West Bromwich Albion, i tagliandi staccati furono 23,146. Due partite che, oltre a non raggiungere il loro scopo di “placare gli animi surriscaldati dei tifosi”, rappresentarono anche un ingente perdita economica per le casse del club di Manchester.

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il gol del 3-1 di Brian Kidd

Ma la più brutta conseguenza della notte di Anfield, fu il danno fatto alla reputazione della tifoseria. Da quella sera i giornali, sia nazionali che locali, concentrarono la propria attenzione non tanto sul calcio giocato, ma sul comportamento tenuto dai supporters, soprattutto dei Red Devils, durante il match con descrizioni e foto accurate di invasioni o possibili tali, foto di poliziotti intenti a scortare fuori dal campo o dallo stadio alcuni supporters, o fotogrammi di quest’ultimi colpiti da qualche oggetto in faccia o in testa. Era intento, si disse poi, da parte dei tabloid britannici far leva sulla morale delle persone e spingere lo Stato ad agire. I titoli erano tra i più disparati, da “Football Shame” (‘Vergogna del Calcio”) a “Animals!”, e via dicendo.

Addirittura il ‘Daily Mirror’ lanciò una sorta di classifica, chiamata “League of  Violence” nella quale raggruppava tutte le azioni violente dei gruppi di ogni squadra. La stessa classifica che andò poi a fare anche il ‘Daily Mail’ ma che ribattezzò “Thug’s League”. Queste speciali classifiche non facevano altro che aizzare molte tifoserie, che tenevano molto alla propria reputazione e di settimana in settimana tentavano in tutti i modi di scalare queste speciali classifiche, scontrandosi con i rivali e causando i più disparati disordini. La partita di Anfield tra Manchester United e Arsenal segno quasi l’inizio di un’epoca a se stante nel mondo del calcio, epoca che poi fu successivamente rinominata come quella del ‘terrore calcistico’, così come la definì Margaret Thatcher qualche anno più tardi.

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Fu in questa ostile atmosfera creatasi che nacquero, appunto, le prime ‘firms’. Ma mentre le autorità preposte a fatica realizzavano cosa potesse andare a rappresentare l’hooliganismo, come testiomoniano le parole del presidente della Football Association, Sir Andrew Stephen, dopo i fatti di Anfield del 1971, che affermava:

abbiamo provato a trovare una soluzione a questo problema, ma devo ammettere che siamo abbastanza sconcertati su quanto accaduto e su quanto possiamo fare.

…la violenza calcistica continuava a prendere piede in tutto il Paese. E purtroppo, come tutti sappiamo, le cose peggiorarono anno dopo anno. Tutto però iniziò da lì, da quella sera in cui i tifosi del Manchester United intonarono i loro inni nella Kop di Anfield.

Scritto da Matteo Martino.

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