Sarebbe bastato dirci ciao

Phil e Gary, il cognome è lo stesso. I fratelli Neville hanno accompagnato i migliori anni della Premier League e del Manchester United sue due fasce contrapposte, con due modi ugualmente differenti di vivere una partita: focoso e spigliato il primo, più morigerato ed apparentemente socievole il secondo.

Ha fatto sorridere – e non poco – un’intervista rilasciata proprio dei due fratelli, intervenuti in un salotto televisivo per parlare degli esordi allo United, delle motivazioni che spinsero Phil a lasciare Old Trafford nel 2005 e soprattutto di cosa sia passato per la testa ad entrambi nel giorno in cui si incontrarono a Manchester nel non lontanissimo 2010. Il video li ritrae proprio nello stadio dei Red Devils, ognuno intento a guardare altrove, ovunque pur di non incrociare lo sguardo del fratello.

I fratelli Neville sono stati sempre uniti negli affari di famiglia, basti pensare che si sono avventurati entrambi nella sfida poco fruttuosa alla guida tecnica del Valencia, ma quel giorno non c’era legame che potesse tenerli uniti. L’amore verso la squadra di appartenenza li legava come un cappio al collo, uno da capitano dello United e l’altro dell’Everton.

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“Ho fatto lo stesso con tutti gli altri giocatori in tutte le altre volte in cui ho giocato, in ogni tunnel per 602 partite – ha dichiarato Gary – Non è il momento giusto per salutarsi, dopo la gara posso parlare con loro quanto voglio”.

Pronta e divertente la risposta del fratello, che ammette come “anche solamente un ciao sarebbe stato carino”. Che ha poi aggiunto.

“Quando ho visto mio fratello così, però, ho capito di dover fare lo stesso anche io” 

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Storie di calcio inglese, insomma, storie di fratelli un po’ particolari. Legati dal cognome, uniti nella diversità.

Scritto da Lorenzo Semino

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