High hopes

Christian Eriksen accarezza il pallone. Lo sa fare e lo ha fatto anche ieri sera, regalando ai tifosi del Tottenham un’altra settimana di grandi speranze.

Al danese è bastato un gioiello contro il Crystal Palace, squadra che ha costretto gli Spurs a soffrire sia all’andata sia al ritorno: 1-0 con rete di Wanyama a White Hart Lane, stesso risultato a Selhurst Park. In entrambe le giornate sono arrivate reti sul filo di lana, a pochi minuti da un fischio finale che avrebbe consegnato il segno X ad entrambe le compagini.

Il talento di Eriksen permette di vincere partite complicate, sbrogliare la matassa proprio quando sembra giunto il momento di gettare la spugna di fronte alle barriere alzate dagli avversari, colpendo da fuori area con colpi d’autore, parabole imprendibili ma soprattutto impensabili. Si dice che il Barcellona lo segua da tempo, convinta di poter alzare ancor di più il suo valore con un trequartista un po’ Rakitic e un po’ Iniesta, grintoso come il primo e raffinato come il secondo.

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In passato e per il futuro i paragoni con Michael Laudrup si sono sprecati, forse giustamente; Christian Eriksen incarna meglio di chiunque altro lo spirito del discrimen, punto di separazione fra ragione e follia. Rigorosamente in punta di piedi, anche quando gli altri iniziano a far sentire la mano pesante facendo valere la loro fisicità. Eriksen come ogni fantasista che si rispetti vive di speranze, grandi o piccole che siano: certo che le sue giocate, i 12 assist e le 8 reti stagionali sopra tutto il resto, hanno reso quelle del Tottenham decisamente grandi. High Hopes cantavano i Pink Floyd, High Hopes cantano i più moderni Kodaline, chissà cosa canteranno a fine stagione gli Spurs. L’unica certezza è che a dirigere l’orchestra sarà proprio Christian Eriksen, un danese con il numero 23 sulle spalle, condottiero e valido scudiero del principe Harry Kane.

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The grass was greener
The light was brighter
When friends surrounded
The nights of wonder

Scritto da Lorenzo Semino

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