L’importanza delle safe standing per il calcio inglese

Safe Standing anche in Inghilterra, cosa significa davvero quest’ipotesi?

Analisi ragionata di cosa significherebbe il ritorno delle gradinate a posti in piedi in Inghilterra, con la tecnologia safe-standing.

Dopo più di 25 anni dalla loro introduzione (forzata), i seggiolini nelle gradinate degli stadi iniziano a diventare qualcosa meno di una necessità. Nonostante in vari paesi europei, come Germania o Austria, i settori a posti in piedi siano da tempo una realtà – situazione peraltro comune in qualunque campionato minore – il dibattito sull’opportunità di reintrodurre quest’opzione negli stadi si è accesso mediaticamente solo negli ultimi mesi, da quando l’idea ha iniziato a varcare i confini inglesi.

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Se a livello locale, infatti, in certe Nazioni è possibile avere settori a posti in piedi (Bundesliga, per es.), le normative UEFA impongono i seggiolini in tutto lo stadio per le competizioni europee – e alcuni paesi seguono queste regolamentazioni anche nei proprio campionati interni.

L’ipotesi che qualche Club inglese (v. Shrewsbury possa fare da esperimento-pilota per testare l’introduzione di settori “standing”) è una situazione nuova e di una rilevanza estrema, e potrebbe finalmente portare gli stadi verso un utilizzo più moderno e dinamico. Analizziamo in modo ragionato la situazione, per capire come questa sia un’ipotesi che porta il calcio nel futuro e non a un pericoloso ritorno al passato.

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COM’ERA

Prima del 1990 lo stadio di calcio era stato vissuto allo stesso modo per quasi un secolo: tribuna principale con posti a sedere più gradinate a posti in piedi sugli altri lati del campo. La soluzione “di sicurezza” aggiuntiva erano le barriere anti-schiacciamento (crush barriers), un brevetto del 1906 dell’ingegnere scozzese Archibald Leitch – autore di quasi tutti gli stadi britannici, a inizio ‘900 -, realizzato dopo la tragedia di Ibrox del 1902.

La disposizione di queste “transenne” in vari punti della gradinata permetteva di fornire un supporto ad alcuni tifosi e, soprattutto, di suddividere l’intera mole di persone in sottogruppi più piccoli (e, di conseguenza, suddividendo anche il rischio di calca per i tifosi, nell’eventualità di situazioni pericolose).

Con l’evolversi del tifo – conseguenza dell’evoluzione stessa della società e delle persone, in particolare dagli anni ‘70 – queste barriere passarono da essere un “aiuto” all’essere una “trappola”, e una specifica situazione di sovraffollamento e pessima gestione degli ingressi portò al risultato peggiore, con la tragedia di Hillsborough del 1989.

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COM’È OGGI

Dopo Hillsborough la reazione fu di abbandonare completamente l’idea di stare in piedi in gradinata (che era comunque diventato un rischio a prescindere, anche senza arrivare al picco di tragedie come quella di Sheffield). Non potendo “educare” i tifosi gli si impose di stare tutti seduti, annullando totalmente i rischi di una folla in piedi senza sostegni o appoggi, e introducendo i seggiolini in ogni settore dello stadio.

Dove, però, i controlli non sono efficaci (come ormai un po’ ovunque tranne che in Inghilterra, appunto) la presenza dei seggiolini viene ignorata dai tifosi che stanno ugualmente in piedi, in particolare nelle curve o nei settori ospiti. Questo produce un rischio ancora maggiore, dato che le persone restano in piedi in uno spazio minore rispetto al passato – quello che resta tra una fila e l’altra – e, anzi, si ritrovano poi ad avere proprio i seggiolini come ostacolo appena la situazione si accende (esultanza per un gol ecc).

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COME SARÀ?

L’idea della tecnologia “rail seating” si fonda su un concetto semplice: se le gradinate del passato non garantiscono sicurezza, e i seggiolini attuali diventano controproducenti (stare in piedi in curva in mezzo ai seggiolini è più rischioso che nelle vecchie gradinate), serve una possibilità più dinamica, che permetta al tifoso una scelta libera ma allo stesso tempo nei limiti della sicurezza.

Il nuovo sistema va a implementare le vecchie barriere con i seggiolini, ottenendo un elemento combinato con una seduta reclinabile e un mancorrente incorporato sopra lo schienale.

La seduta reclinabile permette al tifoso di scegliere se stare seduto o meno, in qualunque momento della partita e, nella seconda opzione, di stare in piedi in uno spazio più ampio rispetto alle attuali file con seggiolino. Il mancorrente sopra lo schienale, invece, diventa il supporto per il tifoso che starà in piedi, nella fila dietro, diventandone un sicuro appoggio senza invadere lo spazio minimo necessario a ogni persona.

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Perché non c’è alcun rischio che questo sia un ritorno al passato? Per due motivi. Il primo è tecnico: questa soluzione permette una libera scelta per ogni singolo tifoso e fa sì che non si possano creare affollamenti o resse di persone, dato che in ogni caso la gradinata continuerà a essere suddivisa in file (ma con molto più spazio per ciascuno). Il secondo motivo è gestionale: le tragedie che hanno segnato la storia del calcio sono avvenute principalmente per gravi lacune nella gestione degli ingressi e dell’affollamento di persone e non direttamente per un problema legato alla conformazione delle gradinate.

Inoltre, la seduta reclinabile permetterà sì di aumentare lo spazio per ogni tifoso ma sarà anche di minore ingombro rispetto a un seggiolino attuale, con il risultato di un aumento della capienza di un determinato settore di almeno il 30% dei posti. Più posti, più tifosi allo stadio, più incassi per i Club (anche con una riduzione del costo del biglietto) e un’atmosfera ovviamente più coinvolgente durante le partite.

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Il sistema degli stadi “all-seater” (solo posti a sedere) non ha fallito ma inizia semplicemente a non poter più stare al passo con i tempi. Così com’era stato per le barriere ideate da Archibald Leitch, e così com’è stato per molti altri elementi costruttivi degli stadi, la tecnologia “safe-standing” è quella nuova soluzione che permette ai tifosi di continuare a vivere le partite nel miglior modo possibile, aumentando sia la loro libertà sia gli standard di sicurezza necessari e indispensabili.

A cura di Antonio Cunazza, curatore e ideatore di Archistadia

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