La notte infuocata di Belfast

La bellezza assoluta dei sorteggi, soprattutto quelli in campo europeo, è determinata dal fatto che elementi come la religione, l’odio razziale, le rivalità territoriali e culturali non rappresentano in alcun modo un fattore da prendere in considerazione. Proprio per questo motivo molto spesso capita di vedere una contro l’altra, due squadre i cui tifosi potrebbero tranquillamente scatenare una guerra civile, qualora avessero i numeri e le capacità per farlo.

Negli anni di sfide del genere ne abbiamo viste davvero di tutti i tipi ma quest’anno, senza girarci troppo attorno, forse si è superato un pochino il limite. Per carità, non c’era nulla che si potesse fare visto che l’unica colpevole qui sembra essere l’imprevedibilità del sorteggio, ma se addirittura la UEFA è arrivata a tal punto da vietare la trasferta a una delle due tifoserie, qualche motivazione di fondo c’è eccome.

Un ragazzo nordirlandese brucia la bandiera irlandese durante la Bonfire Night
Un ragazzo nordirlandese brucia la bandiera irlandese durante la Bonfire Night

Stiamo ovviamente parlando del turno preliminare di Champions League tra Linfield e Celtic. Odio, per quanto rappresenti un sentimento molto forte e spesso condannabile, è forse la prima parola che balza nella mente di tutti noi quando pensiamo a quelle due squadre. Un odio chiaramente non calcistico, visto che le società fanno parte di nazioni e campionati totalmente diversi tra loro e non hanno la possibilità di affrontarsi in maniera continuativa e regolare anno dopo anno.

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Protestanti contro cattolici. Unionisti contro separatisti. Britannici contro irlandesi. Da qualsiasi punto la si guardi, la sfida tra Linfield e Celtic non ha il ben che minimo punto d’incontro. La domanda che però ci sorge spontanea però, è questa: perché non se ne parla? Cosa spinge davvero i media ad ignorare una vicenda così ricca di aneddoti, sebbene non sempre positivi? La storia è piena di racconti di rappresaglie, agguati, attentati, guerre e invasioni da parte di una o dell’altra fazione ma mai nessuno, specialmente in queste occasioni, sembra voler affrontare o far riaffiorare l’argomento. Perché?

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Partiamo con ordine. Per non dilungarci troppo e rischiare di andare fuori tema, vi spieghiamo nel dettaglio sia perché Linfield – Celtic si giocherà di venerdì sera (prima partita di Champions League della storia ad essere giocata in quel giorno della settimana), sia perché sarebbe potuta essere una vera e propria guerra civile (se solo la UEFA avesse consentito ai tifosi del Celtic di invadere la capitale nordirlandese).

Il 12 di luglio di ogni anno, e in particolare la notte del 12 luglio, si festeggia la Eleventh Night, conosciuta anche come Bonfire Night, e il The Twelfth, durante i quali decine di falò, alti in alcuni casi più di 30/40 metri, vengono dati alle fiamme per ricordare la Battle of the Boyne, ovvero la battaglia nella quale William III d’Olanda affrontò e sconfisse Re James II d’Inghilterra, in quella che rappresentò la momentanea presa del potere da parte degli olandesi, della zona settentrionale dell’isola irlandese. In quell’anno, il 1690, oltremanica si combatteva la Glorious Revolution, che vedeva contrapposti da una parte gli olandesi (guidati appunto da William III), alcuni inglesi anti-governativi e i tedeschi e dall’altra le truppe inglesi, francesi e irlandesi, per il controllo del Regno d’Inghilterra, il Regno di Scozia e il Regno d’Irlanda.

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Il tutto era scaturito appena due anni prima quando James II d’Inghilterra provò ad introdurre la libertà di religione per i cattolici nel paese, cercando di oltrepassare ed eludere la legge inglese, che in quel periodo vietava tale forma di libertà. Un tentativo folle, che mise a serio rischio i rapporti tra il Re e la classe politica inglese. Come se non bastasse, per alimentare il clima di tensione preesistente, qualche mese più tardi nacque il figlio di James II, ovvero il primo baluardo di quella che sarebbe stata in seguito la prima dinastia cattolica inglese. Sebbene possa sembrare un evento irrilevante, per molti fu proprio questa la goccia che fece traboccare il vaso e diede via alle ostilità.

Alcuni politicanti inglesi invitarono il Re olandese ad invadere con le proprie truppe l’Inghilterra per tentare, in un secondo momento, anche la presa di Scozia e Irlanda. William III, analizzati tutti i possibili scenari, decise di accettare la sfida e dichiarare guerra agli inglesi (e ai cattolici), così da far terra bruciata attorno alla Francia (con la quale era già in guerra da qualche anno) e poterla poi attaccare con maggiore facilità su più fronti.

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Dopo oltre due anni di morte e distruzione, ecco arrivare la notte del 12 luglio 1690. Qualche centinaio di truppe olandesi, guidate dallo stesso William III, approdarono al porto di Carrickfergus (Nord Irlanda), per affrontare i battaglioni del rivale cattolico inglese e prendere il controllo dell’isola irlandese. L’arrivo via mare delle navi da guerra olandesi, fu possibile grazie all’aiuto di centinaia di soldati e cittadini che grazie a decine e decine di falò illuminarono a giorno la costa e permisero a Re William III di attraccare senza particolari difficoltà e attaccare il nemico nel minor tempo possibile.

Quella notte, così funesta e al contempo storica per lo stato nord irlandese, viene tuttora festeggiata e commemorata dagli abitanti con la creazione di enormi pile di bancali di legno, ai quali viene dato fuoco proprio nella notte tra l’11 e il 12 luglio. In passato, per quanto la polizia abbia cercato di contenere il fenomeno, sono stati inevitabili gli scontri tra le decine e decine di abitanti fedeli alla loro tradizione e gruppi di separatisti irlandesi, che hanno causato decine di feriti ma soprattutto decine di milioni di euro di danni.

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Quest’anno, giusto per tornare all’aspetto sportivo della vicenda, la sfida tra le due grandi fazioni, ovvero i cattolici-irlandesi del Celtic e i protestanti-unionisti del Linfield avrebbe dovuto prendere luogo proprio il 12 luglio. Ve li immaginate decine di tifosi scozzesi in città già dalla sera prima, bersi tranquillamente un paio di pinte al pub con i vicini nord irlandesi? E ve li sareste immaginati voi almeno 2 mila tifosi del Celtic invadere le strade di Belfast, con la loro goliardia e i loro cori a favore del popolo irlandese, senza essere minimamente considerati dai tifosi rivali?

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Ora, dopo tutte queste prerogative, come la vedete voi Linfield – Celtic se non come l’ennesimo capitolo di una guerra centenaria? Quanta incidenza credete abbia lo sport, e il calcio in particolare, in serate come questa? Lo spettacolo, in campo, non crediamo sarà dei migliori ma senza dubbio, prima e dopo la partita, qualche vecchia ruggine verrà di nuovo a galla. E da nessuno dei due lati sembra esserci l’intenzione a discuterne con calma, all’ombra di una pinta di birra.

 

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