L’evoluzione degli stadi di Premier League dal 1992 ad oggi

Stanchi delle notizie di calciomercato e in attesa dell’inizio ufficiale della prossima stagione, l’unica cosa positiva che ci è balzata per la testa è stata quella di stilare una classifica tanto insolita quanto interessante che, ai più appassionati e nostalgici, strapperà senza dubbio un sorriso.

Spulciando qua e la per il web, tra i risultati delle amichevoli estive e uno scoop di mercato, ci siamo imbattuti in un articolo di talksport.com che, con grande accuratezza, analizzava cambiamenti e le ristrutturazioni che gli stadi di casa delle squadre che compongono oggi la Premier League, hanno subito nel tempo.

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Un confronto interessante, che evidenzia una volta per tutte, quanto il calcio sia cambiato nel corso di questi anni. In molti hanno abbandonato il loro vecchio stadio per trasferirsi in uno più grande, comodo e moderno, altri invece, sui ruderi di quello precedente, ne hanno costruito un altro più solido e anche qualitativamente apprezzabile.

A questo proposito, eccovi la lista degli stadi dell’attuale Premier League (in ordine totalmente casuale)  e i cambiamenti subiti nel tempo.

Arsenal

Uno dei più grandi rimpianti di tanti amanti del british football. Highbury era un vero e proprio gioiellino, che poteva contenere solamente 35 mila spettatori, ma in grado di ricreare un’atmosfera unica al mondo. Le 4 tribune, ogni una staccata dall’altra, scendevano a picco sul campo, mettendo i tifosi a diretto contatto con i giocatori. L’Emirates Stadium è senza dubbio uno dei più belli e innovativi mai costruiti nell’età moderna, ma nonostante i suoi 60 mila spettatori, ha perso un po’ di fascino e di eleganza rispetto al suo predecessore.

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Bournemouth

Nel 1992 il Bournemouth era semplicemente un club di terza seria e non disponeva dei soldi necessari per costruire uno stadio di enormi proporzioni. Dean Court però, con i suoi 15 mila spettatori, sapeva essere un catino caldissimo per le squadre che scendevano sulla costa sud dell’Inghilterra. Il nuovo Dean Court rimane comunque un gioiellino, composto da 4 tribune ben ravvicinate al campo ed è uno dei pochi stadi che posiziona il settore ospiti sulla tribuna laterale e non sulle curve.

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Brighton & Hove Albion FC

Il Goldstone Ground è stato uno degli stadi che ha fatto la storia dell’Inghilterra. L’impianto che ospitava le gare casalinghe del Brighton non era utilizzato solo per gli eventi calcistici ma, soprattutto negli ultimi anni, era luogo di eventi musicali di grande risonanza. Nel 1997 lo stadio venne abbandonato e per quasi 15 anni i Seagulls furono obbligati a viaggiare su e giù per il Kent alla ricerca di stadi disposti a ospitare le loro partite, dal momento che non disponevano di uno stadio di proprietà. Nel 2011, finalmente, l’inaugurazione del Falmer Stadium (oggi conosciuto come Amex Stadium per motivi di sponsor), un impianto sicuramente di qualità ma quasi totalmente privo di atmosfera.

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Burnley

Il Turf Moor è uno degli impianti che più di tutti ha mantenuto il suo spirito e la sua integrità. Pochissimi i ritocchi che la società ha apportato all’impianto nel corso degli anni, tanto che lo scorso anno è stato addirittura oggetto di inchiesta da parte della Premier League dopo le lamentele di alcuni giocatori e tifosi che constatavano lo stato di degrado di alcuni settori/scomparti. Ovviamente sono scomparse le terraces per far spazio ai posti a sedere, ma per il resto, un viaggio da queste parti è un vero e proprio tuffo nel passato.

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Chelsea

Stamford Bridge è senza dubbio uno degli stadi più iconici della storia della Premier League. È vero che Blues non hanno militato sempre in massima categoria, ma dal 2004 il club di Roman Abramovich ha conquistato il titolo per ben 5 volte. Per quanto riguarda lo stadio, le foto che vedete mostrano l’evidente trasformazione subita negli anni: da uno stadio “all’italiana” con una grande tribuna, le terraces e soprattutto la pista d’atletica, si è passato a un impianto molto più british di molti altri sebbene abbia una capacità di appena 41 mila persone.

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Crystal Palace

Una recente statistica lo ha piazzato all’ultimo posto in 4 delle 5 più importanti categorie: dalla sicurezza alle infrastrutture, passando per la visuale e la posizione geografica. Selhurst Park è un impianto vecchissimo, casa del Crystal Palace, situato nell’estremo sud est di Londra. La mancanza di alcuni sistemi d’illuminazione, la ruggine e i pericoli che si incontrano percorrendo la strada che porta dai tornelli al campo, le tribune fatiscenti e una visuale spesso interrotta dai pali portanti del tetto lo rendono senza ombra di dubbio uno dei più pericolosi e suggestivi di tutta la Premier League. Negli ultimi 25 anni è cambiato davvero poco: sono state demolite e poi ricostruite le 2 tribune corrispondenti alle 2 curve mentre delle stand ai lati del campo solo una è stata rimodellata (tolte le terraces per far spazio ai posti a sedere) mentre l’altra è rimasta tale e quale.

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Everton

Per molti uno dei simboli assoluti del calcio inglese per la sua forma, il suo lato estetico, la sua posizione ma soprattutto per le persone che lo popolano. Goodison Park, ancora non si sa per quanti anni, è la casa dell’Everton oramai da più di cent’anni. Con il tempo ha subito diverse ristrutturazioni che però non l’hanno mai completamente stravolto. Nelle foto qui di seguito si nota bene come l’impianto fosse del tutto simile a quello attuale, sia esteticamente che internamente, già qualche decade fa. L’introduzione dei seggiolini e l’avvicinamento delle tribune al campo sono i due più grandi stravolgimenti. Dal 2021, probabilmente, rimarrà inutilizzato grazie allo spostamento dell’Everton nel nuovo stadio.

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Huddersfield Town

Dopo aver resistito per 94 anni nel piccolo ma suggestivo Leeds Road, l’Huddersfield Town ha cambiato stadio nel 1994, trasferendosi nel neonato McAlpine Stadium, conosciuto da tutti come John Smith Stadium (per motivi di sponsor). Le immagini che riportiamo qui sotto del vecchio impianto non sono del 1992 ma di metà anni 80 (è comunque la stessa identica cosa, non furono apportate modifiche).

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Leicester City

Uno stadio piccolo, funzionale e ricco d’atmosfera, rimpiazzato da un impianto sicuramente più grande ma privo del calore e del pathos di cui i giocatori avrebbero bisogno. Il Leicester City, nel periodo del primo anno della Premier League, giocava ancora a Filber Street, mentre dall’estate del 2002, ovvero 111 anni dopo aver aperto e inaugurato il vecchio stadio, le Foxes hanno aperto le porte al King Power Stadium. Tra i due, voi, quale preferireste?

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Liverpool

Presentarlo ancora sarebbe inutile, perciò ci limiteremo ad analizzare le modifiche subite nel corso degli anni. Proprio nel 1992 la società decise di costruire la Centenary Stand, situata difronte alla Main Stand, che ebbe lo scopo di aumentare la capacità massima dello stadio, visto che si passò da una tribuna a un livello, ad una tribuna a due livelli. Successivamente, nel 1994, anche la Kop e le sue terraces vennero demolite per far spazio a una Kop tutta nuova, composta da poco più di 12 mila posti (rispetto ai 30 mila precedenti), ovviamente tutti a sedere. Lo scorso anno poi, la ciliegina sulla torta on la totale trasformazione della Main Stand, oltre all’aggiunta di un terzo livello, che ha portato la capienza massima a quota 54 mila posti.

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Manchester City

Un altro grande stadio che purtroppo ci ha dovuto lasciare. Maine Road, per quanto fosse situato in una delle zone più difficili di Manchester, è stato per decenni la casa spirituale del Manchester City, una squadra che per anni ha vissuto sempre all’ombra dei cugini. Agli inizi degli anni 2000 i Citizens si sono trasferiti al City of Manchester, conosciuto oggi come Etihad Stadium, impianto ultramoderno che con la recente ristrutturazione è arrivato a toccare una capienza di 55 mila spettatori. Tra i due ci sono nette differenze strutturali che rendono difficile qualsiasi tipo di comparazione. Per molti il trasferimento è stato inutile e senza uno scopo preciso, per altri ha rappresentato la rinascita del club e la sua successiva espansione.

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Manchester United

Old Trafford, lo stadio per antonomasia del tifo inglese. Il più grande, uno dei più storici e uno dei più belli in assoluto. Nonostante la sua maestosità, anche lui nel tempo ha subito diverse ristrutturazione, oltre che alla bomba che nel 1941 ne distrusse una buona parte. Nel 1992, anno d’esordio della Premier League, era costruito interamente su un solo livello, mentre ora, grazie anche ai ripetitivi interventi voluti dalla società, vanta una capienza di 76 mila posti, suddivisi in 4 stand, una delle quali conta addirittura 3 livelli.

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Newcastle United

Quello che molti di voi oggi sognano di visitare è soltanto una caricatura di ciò che, al suo posto, era edificato solo 25 anni fa. Il St. James’ Park di Newcastle è senza dubbio uno degli stadi più belli d’Inghilterra e d’Europa, ma allo scoccare della Premier League, quasi nulla di quello che vedete ora esisteva. La Gallowgate End, sede del tifo più caldo della tifoseria dei Magpies, venne costruita solo nel 1994, mentre la stand opposta appena un anno più tardi. Con gli anni la società ha continuato a costruire in altezza, ampliando sempre di più le tribune. In due casi, come avrete potuto notare, non si è potuto procedere con la costruzione del secondo livello in quanto i residenti circostanti e soprattutto alcune norme di sicurezza statali, impedirono al club di ottenere i permessi necessari per continuare i lavori.

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Southampton

Anche i Saints, vittime del calcio moderno, hanno dovuto abbandonare il loro impianto per far spazio a uno stadio del tutto simile a molti altri stadi della Premier League come il King Power Stadium di Leicester, il Liberty Stadium di  Swansea o lo Stadium of Light di Sunderland. Per carità, il The Dell, casa del Southampton fino al 2001, era troppo piccolo e angusto per le ambizioni della società, ma sicuramente rispettava alcune norme non scritte del calcio mondiale. Grazie alla sua posizione e alla sua struttura, risultava spesso un vero incubo per le squadre in trasferta, che si trovavano in difficoltà nel giocare un match al massimo della concentrazione. Forse, con qualche ristrutturazione, forse sarebbe ancora in vita.

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Stoke City

Uno stadio inglesissimo, ricoperto quasi totalmente di terraces e con una delle atmosfere più intimidatorie di tutta l’isola. Con queste parole si può riassumere il Victoria Ground, casa dello Stoke City fino all’estate del 1997. Il passaggio successivo al Britannia Stadium è stato quasi obbligatorio per la società per adattarsi alle norme del Taylor Report, stilate dopo la strage di Hillsborough e volte a regolamentarizzare tutti gli stadi inglesi per renderli più accessibili e sicuri.

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Swansea City

Il caso dello Swansea City è forse l’unico per il quale il trasferimento nel nuovo stadio ne è valso davvero la pena. Per quasi tutta la loro storia i Cigni Gallesi hanno giocato su un campo poco più che amatoriale, con tribune costruite a metà e altre quasi inesistenti. Non solo, dietro una delle porte, se la palla finiva alta sopra la finestra, andava a depositarsi COSTANTEMENTE nel giardino di uno dei residenti del quartiere della città. Il passaggio al Liberty Stadium nel 2005 è stato un vero e proprio sospiro di sollievo, oltre che un’opportunità di crescita incredibile. La società, che nel 1992 militava nella terza serie inglese, è oggi un punto fermo della Premier League.

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Tottenham Hotspur

Senza ombra di dubbio uno degli stadi più iconici, non solo della storia della Premier League ma di tutto il calcio inglese. White Hart Lane è stato un punto di riferimento per tutti gli amanti del football. È stato uno degli impianti più “all’inglese” di sempre, con queste tribune a picco sul campo e un tifo spassionato che lo ha reso per lunghissimi periodo un fortino inespugnabile. Ovviamente parliamo al passato perché come tutti ben sapete, lo scorso maggio è iniziata la sua demolizione, per far posto al nuovo stadio degli Spurs, che sarà pronto per la stagione 2018-2019. Qui, una serie di foto che ripercorrono la sua storia.

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Watford

Nell’estremo nord di Londra, appena fuori dalla cintura urbana, ha sede Vicarage Road, la casa sportiva del Watford FC. Uno stadio piuttosto vecchio che nel corso del tempo si è dovuto adattare come gli altri alle regole del calcio inglese moderno ed ha subito dei cambiamenti obbligatori. Dalle vecchie terraces e le tribune a due livelli si è passati a un impianto apprezzabile (soprattutto al suo interno), con ottime visuali da ogni angolo e con un ottimo colpo d’occhio. Una curiosità: una delle tribune è stata rinominata la Elton John Stand dopo che il cantante aiutò la società prestando i soldi necessari alla ristrutturazione.

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West Bromwich Albion

A pochi km dal centro di Birmingham, ecco ergersi uno degli stadi più longevi in Premier League e teatro di alcune epiche partite, come il 5-5 tra WBA e Manchester United nell’ultima partita della storia del leggendario Sir Alex Ferguson. Il The Hawthorns è uno stadio che si è evoluto nel corso del tempo, passando dalle terraces che dominavano tutte e 4 le stand a uno stadio moderno e ben curato, dotato di tutti i comfort necessari per una realtà come quella del WBA. Gli ultimi ritocchi sono avvenuti dopo gli anni 2000, quando la East End è stata interamente ricostruita e ammodernata.

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West Ham

Chiudiamo con una delle squadre più chiacchierate del paese. Il West Ham United, dopo 112 anni di gioie e dolori vissuti ad Upton Park, gli Hammers sono stati “costretti” ad emigrare al London Stadium, impianto orribile o quantomeno inadatto per il calcio. Senza analizzare gli aspetti che hanno spinto la società a questo storico trasferimento, ecco una serie di foto che rendono esattamente l’idea di che balzo qualitativo (secondo noi in peggio) sia stato fatto dal club londinese negli ultimi 12 mesi.

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