Tutte le sfortune di Danny Welbeck

Era ritornato più forte e deciso che mai. Si era ripreso in mano il suo Arsenal e a suon di gol lo aveva aiutato a rialzarsi dopo il complicato inizio di stagione. E invece no. Per l’ennesima volta il destino e la sfortuna hanno intralciato la sua strada e lo hanno lasciato lì, a terra, agonizzante e accerchiato da medici che provavano a rimetterlo subito in sesto.

La carriera di Danny Welbeck è quasi sempre stata così: un infortunio, la riabilitazione, un altro infortunio, un’altra riabilitazione e così via fino allo sfinimento. La speranza di poter diventare quel campione nel quale tutti credono, e hanno sempre creduto, c’è ancora ma dover fare i conti con tutta questa sfortuna non è poi così semplice, soprattutto dal punto di vista psicologico.

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Domenica pomeriggio al 73° del derby contro il Chelsea, l’ennesima tegola: uno scontro di gioco con un difensore del Chelsea lo lascia a terra dolorante. Pochi secondi dopo è lui stesso ad alzare la mano e chiedere il cambio alla panchina. Un altro infortunio, un’altra diagnosi. Questa volta è andata relativamente “bene”: gli esami hanno evidenziato uno stiramento a livello dell’inguine e obbligheranno l’attaccante inglese a uno stop di almeno 4 settimane. Rimarrà fuori fino a quasi metà ottobre.

Sono però i dati sulle sue assenze nel corso degli ultimi 6 anni a spaventare i tifosi dell’Arsenal e tutti coloro sperano di vederlo in campo con maggiore continuità. Dal 2011 Welbeck è stato infatti costretto a saltare ben 94 partite (ben 30 nel 2011/2012, 27 nel 2012/2013, 25 nel 2013/2014, 27 nel 2014/2015, 11 nel 2015/2016 e 16 lo scorso anno.

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Tra inguine, cartilagine del ginocchio, adduttore, polpaccio, piede, stomaco e caviglia, l’attaccante inglese ex Manchester United ha visto molto più la tribuna che il campo stesso.  A questo punto difficilmente sarà in grado di diventare quel giocatore che molti avevano pensato potesse diventare, ma può ancora dare una svolta alla sua carriera: tornato da questo ennesimo acciacco avrà difronte a sé un’intera stagione, nella quale non gli sarà più permesso popolare la tribuna dell’Emirates Stadium.

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